Andrea Roncato: l’aborto è stato l’errore più grande della mia vita

“T’avrei voluto volere quella volta che non ti ho voluto”: il verso finale della poesia che l’attore ha dedicato al figlio mai nato.
 
di Silvia Lucchetti
 
L’attore Andrea Roncato, ospite sabato scorso del programma Verissimo condotto da Silvia Toffanin, ha ripercorso in una lunga un’intervista la sua vita: l’infanzia, i successi, i momenti fondamentali del suo percorso umano e professionale, le cadute e le vittorie, gli attimi magici della carriera, gli errori, anzi, l’errore più grande della sua vita: aver abortito un figlio.
 

L’aborto: il grande errore della mia vita

“Un figlio ti manca?” gli chiede la conduttrice guardandolo negli occhi, e Roncato risponde:

Un figlio mi manca, è stato il vero errore della mia vita. Quando ero molto giovane ho avuto la possibilità di diventare padre, di avere un figlio, ma feci un aborto. Adesso sono diventato estremamente antiabortista. Ho fatto anche un libro per questo bambino che non è mai nato che si chiama T’avrei voluto“T’avrei voluto volere quella volta che non ti ho voluto”, è l’ultimo verso di una poesia che ho scritto e che si chiama proprio T’avrei voluto.

La risposta mi colpisce per la consapevolezza profonda che mostra, la sincerità, il rammarico, il pentimento. Sono parole meditate, sofferte, di un uomo, anzi, di un padre, che ha preso coscienza dell’atto compiuto, che ci ha fatto i conti assumendosi tutta la responsabilità, senza cercare scorciatoie. Continua a leggere

“Io, italiana a Londra, ho resistito ai medici che volevano farmi abortire”

«È iniziato tutto quando ho fatto la prima ecografia più specifica e hanno visto due cisti nel plesso coroideo, cioè nel cervello della bambina. Mi hanno detto che queste cisti possono indicare una sindrome del feto, a volte spariscono e a volte no». Inizia così il racconto di una ragazza-madre italiana, trasferitasi a Londra da alcuni anni, che ci racconta al telefono le paure e le pressioni subite durante la gravidanza, specie dalla 20^ settimana in avanti, quando le fu fatta l’ecografia citata.

La chiameremo “Anna”, un nome di fantasia, perché la giovane preferisce per ora mantenere l’anonimato, dal momento che la sua bimba è una neonata di poche settimane e la madre teme che la sua denuncia del comportamento del National health service (Nhs), il servizio sanitario britannico, possa mettere in qualche modo a rischio la vita della bambina. Al tempo stesso non vuole che il suo dramma rimanga nascosto, perché l’ingiustizia subita da lei e dal frutto del suo grembo apra uno squarcio su un sistema divenuto disumano. Ma perché questa denuncia? Perché da quell’ecografia Anna ha subito diversi condizionamenti dal personale sanitario, volti a farla abortire. Grazie a Dio, ha avuto la forza di resistere.

La prima reazione di Anna al risultato dell’ecografia è informarsi. Inizia a fare ricerche su Internet, trovando conferma che le cisti si presentano anche con bambini senza alcuna anomalia cromosomica. «Quindi io ho deciso di essere positiva, anche se la notizia ti colpisce molto perché nessuno vuole problemi di salute per il bambino», ci dice lei. Ha la speranza che il bimbo nasca sano ma anche nel pieno del suo calvario, come vedremo, Anna esprimerà la decisione di proseguire in ogni caso la gravidanza, comprendendo l’infinita dignità della creatura che si stava formando dentro di lei. Una concezione della vita umana evidentemente non condivisa dai medici e dalle ostetriche che l’hanno seguita. All’ecografia della 20^ settimana segue a stretto giro un altro controllo, in cui «il dottore mi ha detto che la bambina aveva un altro sintomo della sindrome di Down oppure di Edwards». Continua a leggere

Anna voleva abortire. Papa Francesco la chiama e la convince a non farlo

La donna, divorziata, era rimasta incinta di un uomo che aveva già una famiglia. Dopo la gravidanza indesiderata ha iniziato a pressarla…
 
Non doveva proseguire la gravidanza. Perché l’uomo che l’aveva lasciata incinta non avrebbe riconosciuto il figlio. Di fronte a lei la soluzione che si prospettava era l’aborto.
Poi una chiamata, inattesa, improvvisa. Dall’altro capo del telefono c’è Papa Francesco, che come un buon padre la fa ragionare e le spiega perché vale la pena di portare avanti la gravidanza. Anna, originaria di Arezzo, riceve la chiamata che le cambia la vita. Accetta il consiglio di Francesco e decide di non interrompere la gravidanza. Una favola a lieto fine.
 
La richiesta dell’uomo

Anna è una donna divorziata. Racconta Credere (22 maggio), che dopo aver perso il lavoro, decide di trasferirsi da Roma in Toscana. Qui scopre di essere incinta di un uomo che però ha già una famiglia. E non intende riconoscere il bambino. Lui la pressa, lei è debole, e cede alla sua richiesta: abortire.
Prima di farlo, però, decide di scrivere una lettera a una persona speciale. Mette nero su bianco tutta la sua storia; sulla busta l’indirizzo è semplice: «Santo Padre Papa Francesco, Città del Vaticano, Roma». imbuca la lettera senza pensarci troppo. Poi, pochi giorni dopo il telefono inizia a squillare.
 
“Ho letto la tua lettera”

Sul display un numero sconosciuto, con il prefisso di Roma. Risponde e resta pietrificata: «Pronto Anna, sono papa Francesco. Ho letto la tua lettera. Noi cristiani non dobbiamo farci togliere la speranza, un bambino è un dono di Dio, un segno della Provvidenza». Continua a leggere

“Mio figlio come Alfie: dissero che doveva morire, invece…”

Lauren Mcmahon, mamma di un bimbo di 5 anni di nome Alfie, come Alfie Evans, racconta alla Nuova BQ: «Mio figlio fu portato al Birmingham Children’s Ospital dove lo intubarono. Dopo una tac ci dissero che era cerebralmente morto, che lo stavamo facendo soffrire e che bisognava sospendere la ventilazione. Ma oggi mio figlio respira, mangia e mi chiama mamma».
 
(da lanuovabq.it, 26.04.18)
 
«Anche mio figlio è finito in ospedale, è stato intubato prima di ricevere una diagnosi tremenda», per cui i medici avevano deciso di abbandonare ogni speranza «convincendomi a sospendere i sostegni vitali». Quindi a provocarne la morte prima di cercare di fare il possibile per curarlo, ma sopratutto prima di attenderne la morte naturale. A raccontare la sua storia alla Nuova BQ è Lauren Mcmahon, mamma di un bimbo di 5 anni di nome Alfie, come Alfie Evans. E come lui inglese.

Mcmahon ha scritto alla Evans mercoledì scorso sul profilo Facebook alfies army official postando un video di suo figlio, in una condizione peggiore di quella di Alfie Evans, mentre un altro mostra il suo recupero. Alla mamma di Evans, Mcmahon ha spiegato: «Voglio solo farti vedere come tutti questi dottori davvero non avessero idea di quello di cui parlavano…il mio ometto è stato portato al Birmingham Children’s Ospital circa 6 mesi fa, gli hanno fatto una tac al cervello e hanno detto a me e alla mia famiglia che era cerebralmente morto, che la sua attività cerebrale era pari a zero…poi ci hanno detto che stavamo facendo soffrire Alfie, permettendogli di sopravvivere mentre i suoi organi stavano collassando. Ci sentivamo senza altra scelta se non quella dolorosissima di privarlo dell’unica cosa che permetteva al nostro piccolo di respirare». Continua a leggere

«Mia figlia Anna con la sindrome di Down: ecco la buona notizia»

Anna Marangoni è nata nel 2014, terza di tre sorelle. I suoi genitori Guido e Daniela hanno aperto una pagina Facebook per raccontare la loro storia. Il tono è quello della leggerezza che non è superficialità ma aiuta a condividere
 
(Corriere della Sera, 19.03.18)
 
Trisomia 21. «Quando la ginecologa ha pronunciato quelle due parole, ho avuto un tuffo al cuore. Mi sono spaventato da morire, ho cominciato a farmi film orribili, mi sono sentito perduto. Mia moglie invece ha semplicemente chiesto: “È maschio o femmina?”. Cosi mi è arrivata l’illuminazione. Io mi stavo preoccupando di COSA stava succedendo, lei di CHI stava arrivando». Guido Marangoni è il papà di Anna, nata in provincia di Padova il 24 marzo 2014 e arrivata a portare nuove energie ai suoi genitori e alle sue sorelle, Francesca e Marta. Una bimba con la sindrome di Down diventata presto la «buona notizia» di questa famiglia che vive a Noventa Padovano e che ha deciso di non tenere nascosta la propria vicenda. «Internet – prosegue Marangoni – è pieno zeppo di informazioni su questa e su altri sindromi, ti raccontano cause ed effetti, ci sono medici che illustrano teorie avanzate sulle scoperte della genetica e sulle cure possibili. Ma nessuno parla delle persone che si nascondono dietro a queste sindromi e ad ogni tipo di disabilità».

Così balena l’idea di aprire una pagina Facebook: Buone notizie secondo Anna. «È ovvio – chiarisce Guido Marangoni, pensando anche a qualche critica ricevuta sul web – che la buona notizia non è certo la sindrome di Down e che quello è un problema. Ma il buono è ciò che Anna porta con se, regala al mondo e al mondo di chi incontra». Il tono che usa Guido è quello della leggerezza: che, come scriveva Italo Calvino, «non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». A questa pagina, che nel giro di poco tempo ha conquistato migliaia di condivisioni, like e fan, collaborano anche Daniela, la mamma di Anna, e le due figlie maggiori che oggi hanno 18 e 16 anni. La loro reazione alla notizia dell’arrivo di una sorellina “malata”? «Io – ammette Guido – sono riuscito a ripetere il mio errore. Mi affannavo a rassicurarle spiegando i termini tecnici della sindrome. E loro mi hanno spiazzato dicendo “Ma quindi è come Sara”?, pensando a una ragazzina della loro scuola, inserita e amata. “E che problema c’è?”. Ci ero ricascato: loro parlavano di persone e io di cose». Continua a leggere

Eminem chiede perdono al suo bambino mai nato

Eminem_aborto

Eminem, il celebre rapper americano, noto per le sue rabbiose diatribe contro la società, nel suo nuovo album “Revival”, ha pubblicato un singolo che parla di una esperienza dolorosa che ha vissuto: l’aborto di suo figlio ed i traumi che ne sono seguiti.

I media, accorti nel cogliere, all’interno dell’album, le varie tematiche politiche, hanno trascurato quel brano che senza dubbio ha più toccato la sfera intima dell’artista, oltre che un vero e proprio dramma sociale mascherato, spesso, da conquista.

È proprio intorno a questo inganno – racconta un articolo di LifeNews – che si costruisce il testo di “River”: una dolorosa confessione del suo crimine ed un potente grido di perdono rivolto al piccolo ed alla madre.

Eminem è senza veli nella descrizione di tutta la storia. Ammette di essere un imbroglione seriale, un «tossicodipendente» che dopo aver avuto una relazione con una donna, Suzanne, l’ha abbandonata ed allontanata dalla sua vita. Ciò che, di lui, però, non poteva abbandonarla era il figlio concepito insieme e della cui vita Eminem non voleva prendersi cura. Continua a leggere

Giulia Michelini ha scelto per la vita

L’attrice Giulia Michelini, nota ai più per il ruolo interpretato in Squadra antimafia, ha rilasciato una forte dichiarazione in favore della vita, raccontando la sua storia di ragazza madre. Una testimonianza controcorrente, che di certo è una buona notizia!

Questi i fatti. Napoletana d’origine, a diciannove anni Giulia Michelini si trovava a Roma e aveva una relazione con un uomo di otto anni più grande di lei. Tutto sembrava andare bene, vedeva il successo a portata di mano e aveva in mano la sua vita come ogni ragazza appena maggiorenne desidererebbe che fosse, in quell’impeto adolescenziale che molto ha di fantasioso e poco di reale.

Un giorno, però, Giulia scopre che una nuova vita ha preso corpo dentro di lei. La sua famiglia le spinge verso l’aborto e lei stessa sa che la relazione con il padre del bambino non è destinata a durare. Anche le altre persone attorno a lei le dicono che «un figlio a questa età ti rovina la vita».

L’attrice fissa quindi l’appuntamento per andare ad abortire: «All’appuntamento – afferma l’attrice a Vanity Fair – sono andata da sola. È stata chiamata una ragazza, poi un’altra. Non so neanch’io cosa mi ha portato ad alzarmi; so solo che a un certo punto sono andata via».

Uscita da quel luogo di morte, Giulia si ritrova sola: la sua famiglia, infatti, per i primi sei mesi di gravidanza taglia ogni rapporto con lei e – come si diceva – il rapporto con il padre del bambino non era quello destinato a durare una vita. Continua a leggere