Pena di morte: la Chiesa e i Papi, il Vangelo e il cinema

di Giovanni Marcotullio

(da Aleteia)
 
In un discorso tenuto ieri, papa Francesco ha chiesto che il n. 2267 del Catechismo sulla pena di morte venga modificato ancora una volta. Vediamo come e perché…
 

“Il giorno sette agosto 1797 fu uno de’ segnalati nella mia vita e lunga carriera. Ebbi l’onore di eseguire le mie funzioni per la prima volta in Roma, a piazza del Popolo, al cospetto de’ più eccelsi magistrati ecclesiastici, di insigni personaggi della Corte Pontificia, di ambasciatori, ministri, patrizi e dame del più alto lignaggio, impiccando Giacomo Dell’Ascensione. Era costui un pericolosissimo scalatore di botteghe, che dedicandosi a tal pericoloso mestiere, aveva saputo sottrarsi sempre alle indagini della punitiva giustizia e menar vita allegra, gioconda, lietissima. Ma dàlli e dàlli finì col cadere in una trappola tesagli con arte sottilissima. Colto quasi in flagrante, tentò sulle prime di far resistenza, ma poi mise senno, si lasciò arrestare e condurre alle carceri, ove confessò tutti i suoi delitti. Condannato, non voleva saperne di subir la pena. Diceva che i suoi delitti non erano passibili di morte, che la sentenza era un abominio. E ci volle del bello e del buono per metterlo legato sulla carretta. Mentre stavo per farlo salire sulla scala, mi diede un così terribile spintone che per poco non vacillai. Ma questo tratto villano mi inasprì e senza ulteriori complimenti, passatagli la porta al collo, lo mandai all’altro mondo, dove avrà portate le sue lagnanze contro la giustizia di Roma”.

Giovanni Battista Bugatti, Le memorie di Mastro Titta

 
Certo, il libro che va sotto il nome di “Memorie di un carnefice scritte da lui stesso” si gioverebbe non poco di un’edizione critica: a naso si scorgono almeno due o tre mani intervenute sul testo – un diario, probabilmente scarno, del boia; un redattore anticlericale intervenuto diffusamente a caricare il chiaroscuro delle contraddizioni insite nel soggetto; Continua a leggere

“Ed egli si alzò e lo seguì”

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« Andando via di là, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Udito questo, disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici . Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori” » (Mt 9,9-13)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Le chiamate di Gesù ci possono apparire come delle improvvisate e le risposte come decisioni avventate e imprudenti. Dobbiamo però riflettere che i Vangeli ci propongono una narrazione essenziale che salta tanti passaggi che possono però essere intuiti senza troppa difficoltà. Il pubblicano Levi (chiamato “Matteo”: Lc 6,15; Mt 9,9) conosceva già Gesù da parecchio tempo e probabilmente aveva avuto modo di conoscerlo e di parlare con lui ad uno di quei pranzi a cui Gesù partecipava volentieri in compagnia di pubblicani e peccatori. Anche la chiamata (e la risposta) di Giovanni, Giacomo, Andrea e Pietro ci possono apparire incaute e impulsive (Mt 4,18-22) se non si tiene conto di quanto raccontato dallo stesso Giovanni sul loro primo ed intenso incontro (Gv 1,35-42), a cui fecero seguito certamente molti altri. Continua a leggere

Se non riesce a farci detestare noi stessi, il diavolo ci farà detestare gli altri

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(da Aleteia, 22.08.16)
 
Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi» – Giovanni 21:21-22
 

Oh, Pietro. C’è qualcuno nelle Scritture che ci dà più consolazione di Pietro? È un disastro totale, eppure è grandemente amato. Fa errori di continuo – errori enormi – eppure resta comunque un eletto. Non vedo l’ora di sedere accanto a Pietro, l’impulsivo, il passionale. E vedere questo uomo irruente reso gentile dall’Amore. Ma fino ad allora, mi consola leggere di lui.

Questo versetto post-Risurrezione ci mostra Pietro appena dopo essere stato perdonato per aver rinnegato Cristo tre volte. Gesù manda Pietro a compiere una pesca miracolosa, proprio come avvenuto durante la sua prima chiamata. Si siedono accanto a un fuoco di brace (un chiaro richiamo al fuoco attorno al quale si trovava Pietro quando rinnegò il Maestro). E gli chiede, per ben tre volte, di dichiarare il suo amore per Lui. E poi afferma che la Sua promessa si compirà: Pietro guiderà la Chiesa di Cristo, sarà il Suo primo Vicario, fedele fino alla fine. Continua a leggere

Spiego al mio amico protestante perché prego la Madonna

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tratto dal sito lalucedimaria.it
 
L’apologetica ha molte cose da dire riguardo la Vergine Maria. Sapete che la dottrina cattolica sulla Madonna, il culto che la Chiesa e i cattolici rendono alla Madre di Dio, le verità dogmatiche che La riguardano e che i cattolici sono tenuti a credere vengono contestate, tutte o in parte, dal mondo protestante e dai Testimoni di Geova.

Secondo costoro, la Chiesa altera la verità del Vangelo quando afferma e insegna che ogni cristiano è chiamato a venerare la Madre di Dio, a pregarla, a crederLa mediatrice tra Dio e gli uomini di tutte le grazie.

Per loro, la venerazione della Madre di Dio nasconde o diminuisce il vero culto che si deve prestare soltanto a Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo (per i protestanti), o che è solo Padre (per i Testimoni di Geova). Continua a leggere

Attendere correndo

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
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Ipocrisia

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(dal sito: theologhia.com)
 
Nel cuore dell’uomo c’è una capacità di giudizio che, se ben educata, conduce l’uomo alla soglia del sacro, anzi, è già la soglia del sacro, la voce di Dio e – come la chiama Newman – il vicario di Cristo in noi. È la nostra coscienza, quella istanza che è l’anello del clessidra tra il nostro tempo e l’eternità, tra la terra e il cielo. Nella coscienza purificata, v’è un sentore della verità, ma se l’uomo fa l’orecchio da mercante, questo sentore viene man mano desintonizzato. È questo il pericolo dell’ipocrisia: non è tanto ingannare gli altri quanto perdere il senso del vero. Essere ipocriti è otturare il mezzo comunicativo tra la luce della Verità e la nostra interiorità. È perdere il senso di Dio.

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«En la sua voluntade è nostra pace»

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Un minuto sul Vangelo di oggi (17/08/2015) di Padre Maurizio Botta

(dal sito cinquepassi.org)
 

«En la sua voluntade è nostra pace» Paradiso (III, 85): con questo verso pieno di luce Dante descrive la realtà profonda del Paradiso, la causa autentica della gioia che lì vi regna. La frase è pronunciata da Piccarda Donati, la donna che fu costretta a rinunciare alla vita contemplativa da familiari avidi e violenti, che perdonò, trasformando la sua sofferenza in obbedienza alla volontà di Dio.

Nella domanda, questo tale del Vangelo di oggi parla di avere-possedere la vita eterna. Gesù significativamente risponde parlando di entrare-penetrare nella Vita Eterna. Ingresso nella Vita – essere perfetto – gioia sono utilizzati direttamente o indirettamente per esprimere la stessa realtà. Dalla risposta di Gesù si capisce che non si sta parlando di Paradiso o di una realtà dopo la morte, ma della possibilità di entrare nella Vita già da questa vita. Continua a leggere

Angelus: “Il Cielo incomincia proprio in questa comunione con Gesù”

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Papa Francesco – Angelus, Piazza San Pietro, 16 agosto 2015
 
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In queste domeniche la Liturgia ci sta proponendo, dal Vangelo di Giovanni, il discorso di Gesù sul Pane della vita, che è Lui stesso e che è anche il sacramento dell’Eucaristia. Il brano di oggi (Gv 6,51-58) presenta l’ultima parte di tale discorso, e riferisce di alcuni tra la gente che si scandalizzano perché Gesù ha detto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Lo stupore degli ascoltatori è comprensibile; Gesù infatti usa lo stile tipico dei profeti per provocare nella gente – e anche in noi – delle domande e, alla fine, provocare una decisione. Anzitutto delle domande: che significa “mangiare la carne e bere il sangue” di Gesù?, è solo un’immagine, un modo di dire, un simbolo, o indica qualcosa di reale? Continua a leggere

Come distinguere il bene dal male?

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di PADRE HENRY VARGAS HOLGUÍN

(dal sito Aleteia)
 
L’intenzione è importante, ma non è tutto
 
Sappiamo che i Dieci Comandamenti della legge morale naturale sono stati confermati dal Vangelo. Il Vangelo e gli altri testi del Nuovo Testamento dimostrano che Cristo insegnava morale.

E nel fare ciò, Cristo teneva conto sempre a mente le due dimensioni delle azioni umane: quella esteriore (gli atti esterni) e quella interiore (la rettitudine della coscienza umana e della volontà).

La morale deve tener conto di queste due dimensioni degli atti umani. Queste due dimensioni sono come un foglio di carta che ha un’altezza e una larghezza; se si spezza in una delle due parti smette di essere ciò che era. Continua a leggere

“Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini…”

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«In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?”. Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. Continua a leggere

“Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità”

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«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 16,12-15)
 

Meditazione di don Pietro Cantoni

Gesù fa la sua quinta promessa dello Spirito Santo, dicendo che ha ancora molte cose da rivelare, ma i discepoli non sono ancora in grado di portarne il peso, perché ancora non hanno ricevuto lo Spirito. Quali sono queste cose? Riguardano il mistero del Padre (8,38.40) che ancora non sono in grado di penetrare. Continua a leggere

“Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”

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«Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi!”. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: “Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. Continua a leggere

“Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9.
 
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Continua a leggere

Andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore»

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,11-18.
 
Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Continua a leggere

E si fece buio su tutta la terra

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Vangelo di Matteo (Mt 27, 33-50)
 
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. Continua a leggere

Lavanda dei piedi (Gv 13,1-15)

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«Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Continua a leggere

Se il Vangelo non entra in famiglia

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Con la Genesi e le prime parole dell’uomo prende avvio quella grande avventura che si chiama amore coniugale. Qual è il compito della comunità ecclesiale per accompagnare il cammino degli sposi?

di don Silvio Longobardi

L’uomo e la donna non sempre sanno raccontare l’amore nella sua originaria e luminosa bellezza, anzi spesso danno una versione riduttiva o addirittura sfigurano questo ideale. Dobbiamo ritornare alle origini, a quel mattino della creazione, quando tutto era soffuso di bellezza. Nella Genesi troviamo una pagina impregnata di pathos, una pagina commovente e drammatica; e troviamo una parola che squarcia le tenebre della solitudine: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” (2,18). Queste parole, che la Genesi attribuisce a Dio, fanno intravedere il disagio, anzi direi la tristezza dell’uomo. Ha tutto eppure gli manca qualcosa. Anzi, gli manca qualcuno. Lo sviluppo tecnologico e il benessere economico non potranno vestire di gioia l’umana esistenza. Solo l’amore può farlo. Continua a leggere

«Abramo vide il mio giorno e se ne rallegrò»

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In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».
Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “E’ nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò».
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“Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli”

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,17-19.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.»
 
Meditazione di Benedetto XVI

Santa Messa a Varsavia, 26 maggio 2006

La fede non significa soltanto accettare un certo numero di verità astratte circa i misteri di Dio, dell’uomo, della vita e della morte, delle realtà future. La fede consiste in un intimo rapporto con Cristo, un rapporto basato sull’amore di Colui che ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 11), fino all’offerta totale di se stesso. Continua a leggere

Guariti dal suo mantello

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Una meditazione di don Antonello Iapicca sul Vangelo di oggi
 
Gesù ha “compiuto la traversata” e “approda” sulla terra di questo nostro lunedì. E’ passato dalla morte alla vita per noi. Il Mistero Pasquale che abbiamo celebrato ieri era una primizia di Cielo per vivere sulla terra, la porta attraverso cui entrare nei giorni feriali che ci attendono. “Dovunque giunge” Gesù, infatti, stende il “mantello” della sua vittoria sul peccato e sulla morte che tutti “guarisce”. Per questo, se nella nostra vita c’è Lui, questa nuova settimana sarà una meraviglia, qualunque cosa accadrà. Gli impegni, anche quelli più noiosi e fastidiosi, non saranno più una condanna. Le relazioni, anche quelle difficili dalle quali vorremmo sfuggire, non saranno più una tortura. Continua a leggere

Gli apostoli testimoni di Cristo risorto – San Giovanni Crisostomo

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Avvenne che in quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. (Luca 6,12-19) Continua a leggere

«I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio»

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Meditazione di Clemente d’Alessandria (150-ca 215) sul Vangelo di oggi.
 

A chiunque di vero cuore si converta a Dio sono aperte le porte, e il Padre col cuore pieno di gioia accoglie il figlio, purché sia veramente pentito. La vera penitenza poi non è solo non ricadere di nuovo nelle stesse colpe, ma strappare del tutto dall’anima le radici dei peccati mortali. Tolti questi, Dio abiterà di nuovo in te. Cristo dice infatti che in cielo, quando un peccatore si converte e fa penitenza, per il Padre e gli angeli è sommo e incomparabile gaudio (Lc 15,10). Per questo proclama: « Voglio l’amore e non il sacrificio » (Os 6,6; Mt 9,13). « Io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva » (Ez 33,11). «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto diventeranno bianchi come neve, se fossero rossi come porpora diventeranno come lana » (Is 1,18). Continua a leggere

« Stava presso la croce di Gesù sua madre »

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,25-27.

In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

 
Meditazione di San Giovanni Crisostomo

Vedi questa vittoria ammirabile? Vedi i successi della Croce ? Ti sto per dire ora una cosa ancora più stupenda. Considera il modo con il quale questa vittoria si è realizzata, e sarai più stupito ancora. Cristo ha dominato il demonio proprio mediante ciò che aveva permesso al demonio di vincere. Ha combattuto il demonio con le sue stesse armi. Continua a leggere

Che cosa sta al centro della nostra fede?

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«Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: “Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?”. Gesù rispose loro: “Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?”. E diceva loro: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato”» (Lc 6,1-5)
 

Il commento di don Pietro Cantoni

Che cosa sta al centro della nostra fede? Che cosa è veramente importante? Al cuore sta una persona. La nostra vita si riduce tutta ad un rapporto personale con il Signore Gesù. « Per me […] il vivere è Cristo » (Fil 1,21). « Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria » (Col 3,3-4). « […] non vivo più io, ma Cristo vive in me » (Gal 2,20). Continua a leggere

“Io so chi tu sei: il santo di Dio!”

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Dal Vangelo secondo Luca (4,31-37)
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
 
Meditazione di Benedetto XVI

Gesù non solo scaccia i demoni dalle persone, liberandole dalla peggiore schiavitù, ma impedisce ai demoni stessi di rivelare la sua identità. Ed insiste su questo “segreto” perché è in gioco la riuscita della sua stessa missione, da cui dipende la nostra salvezza. Sa infatti che per liberare l’umanità dal dominio del peccato, Egli dovrà essere sacrificato sulla croce come vero Agnello pasquale. Continua a leggere