La difficile arte di educare

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di Giovanni Covino

«L’uomo è un essere culturale». Spesso abbiamo letto o sentito questa definizione, una definizione vera, ma che necessita di spiegazioni; occorre, infatti, chiarire, specie in relazione al problema dell’educazione, perché al sostantivo uomo possiamo accostare l’aggettivo culturale. Una simile definizione può, invero, significare tutto e niente: tutto se viene ben intesa la natura dell’uomo, niente se tale natura viene miseramente lasciata in balia di dottrine infondate.Non basta acquisire informazioni, essere in possesso di un cospicuo numero di dati per essere un uomo di buona cultura; in altri termini, dire uomo di cultura non equivale a uomo con una conoscenza sterminata, ma più semplicemente (e direi essenzialmente), significa essere un uomo ben formato, le cui conoscenze sono indirizzate al vero fine, al perfezionamento del proprio essere. Continua a leggere

Il matematico Lafforgue: “Per guardarci dall’errore non abbiamo migliore risorsa che la preghiera”

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Laurent Lafforgue, insignito nel 2002 della Fields Medal, il Premio Nobel per la matematica:

«Il cristianesimo dice che di fronte alla verità siamo molto fragili. Non solamente il nostro senso morale è ferito, siamo peccatori. Ma anche la nostra intelligenza è ferita. E quindi siamo esposti all’errore in ogni momento. E per guardarci dall’errore, per sperare di camminare sul cammino della verità, noi non abbiamo migliore risorsa che la preghiera. Rivolgerci a Dio e pregare umilmente di illuminarci, perché facciamo l’esperienza, a volte individuale, a volte collettiva, di errori monumentali. Oggi assistiamo a cose aberranti, ma se guardiamo la storia vediamo che molte cose, che ora consideriamo orribili, nel momento in cui sono state compiute non erano percepite come tali. La nostra intelligenza è debole tanto quanto la nostra volontà. Abbiamo bisogno di rivolgerci a Dio e di pregarlo di illuminarci. E questo non ci dispensa da usare il rigore della ragione, non ci dispensa dall’essere intelligenti». Continua a leggere

Dal fidanzamento al matrimonio

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Si vede che il passaggio dall’innamoramento al fidanzamento e poi al matrimonio esige diverse decisioni, esperienze interiori. Come ho detto, è bello questo sentimento dell’amore, ma deve essere purificato, deve andare in un cammino di discernimento, cioè devono entrare anche la ragione e la volontà; devono unirsi ragione, sentimento e volontà. Nel Rito del Matrimonio, la Chiesa non dice: «Sei innamorato?», ma «Vuoi», «Sei deciso». Cioè: l’innamoramento deve divenire vero amore coinvolgendo la volontà e la ragione in un cammino, che è quello del fidanzamento, di purificazione, di più grande profondità, così che realmente tutto l’uomo, con tutte le sue capacità, con il discernimento della ragione, la forza di volontà, dice: «Sì, questa è la mia vita». Io penso spesso alle nozze di Cana. Continua a leggere

La fede insegnata ai figli

Tra qualche settimana inizia l’”Anno della fede”, proclamato da Benedetto XVI per rinvigorire la fede in particolare nel nostro Occidente. Tra le mie scorribande nella solita libreria milanese dell’outlet dei libri, ne ho trovato due ottimi che potrebbero essere molto utili per gli evangelizzatori in questo anno forte della Chiesa Cattolica. Il primo è di padre Livio Fanzaga, La fede insegnata ai figli, edito da Sugarco Edizioni e il secondo Perché credo di monsignor Girolamo Grillo, edito da Marietti 1820.

Nella presentazione del suo libro il direttore di Radio Maria scrive: “Cari genitori, questo libro è stato scritto per voi, con la speranza di potervi offrire un piccolo aiuto nell’educazione religiosa dei vostri figli”. Continua a leggere

Ripartire dalla bellezza, un’azione culturale

Disputa dell’Eucarestia di Raffaello (Città del Vaticano, Musei Vaticani, stanza della Segnatura)

di Massimo Introvigne

Il numero di novembre-dicembre 2011 della rivista francese «Permanences» pubblica una lunga intervista a Myriam Chalom, per vent’anni collaboratrice di Jean Ousset (1914-1994, nella foto), il pensatore cattolico transalpino, esponente della scuola detta contro-rivoluzionaria, di cui «La Bussola Quotidiana» ha già avuto occasione di occuparsi. Normalmente assai riservata, la Chalom – che fa pubblicare dalla rivista anche un suo interessante ritratto a matita di tanti anni fa, opera dello stesso Ousset – fa il punto su un tema di grande attualità, la nozione di «azione culturale» che, a partire dalla metà degli anni 1970, domina il pensiero e l’azione di Ousset. Continua a leggere