Tra fanatismo e cinismo

Un articolo di Michael Konrad tratto da “Il Sussidiario” ci dice come si può cristianamente vivere sofferenza e dolore:

Di fronte alla sofferenza si oscilla spesso tra due atteggiamenti fondamentali, in qualche modo opposti, ma in fondo coincidenti: il fanatismo e il cinismo.
Il primo si esprime nell’ostinato tentativo di modellare la realtà secondo una propria idea, il secondo invece nella rassegnata rinuncia ad impegnarsi veramente nella realtà. Ambedue gli atteggiamenti concordano nella convinzione che la realtà così come è non abbia senso e non sia buona.
C’è un terzo atteggiamento che costituisce la vera alternativa al fanatismo e al cinismo: la serenità e la letizia. È l’atteggiamento di chi sa che la realtà ultimamente è buona.
La saggezza popolare lo insegna con il seguente detto: «Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza».
Spaemann chiama questo terzo atteggiamento «abbandono fiducioso» e ritiene che si tratti di una delle conquiste fondamentali della vita morale di una persona.
Come possono convivere letizia e sofferenza, letizia e morte?
Solo nella misura in cui intuiamo che ultimamente anche la sofferenza e la morte hanno un senso, sono parte del volto buono del Mistero che fa tutte le cose. Dove sta allora il valore principale della malattia?
Nell’essere profezia della morte.
La morte sollecita l’uomo a rendersi conto di chi è lui e di chi è Dio, se accettiamo che sia Lui a decidere della nostra vita.
Ho lavorato alcuni anni fa per il vescovo di Lugano Eugenio Corecco, colpito da una rara forma tumorale che lo portò alla morte. «La malattia – raccontava – se vissuta bene, è il momento pedagogico all’interno della vita umana che meglio di tutti gli altri ci può aiutare a capire chi siamo noi, chi è Lui e quanto più grande sia Lui». Dio, nella sofferenza, ci chiede di dare una risposta alla domanda se siamo disposti a fare la sua volontà.
Tale domanda fa scoprire tutta la nostra solitudine. Nessuno infatti può sostituirsi alla nostra libertà.
Ma come abbiamo detto all’inizio, tra il fanatismo di chi vuole l’impossibile e il cinismo di chi non si muove, c’è una terza possibilità.
Quella dell’uomo sereno che si impegna davvero, abbandonandosi alla potenza di Dio.

 

[Fonte: Il pensiero cristiano]

 

 

Leggi anche: Il valore della sofferenza (La Bussola Quotidiana, 6.4.12)