Scuole paritarie in sciopero il 19 e 20 maggio: “Non riusciamo più a pagare gli stipendi”

Comunicato – Le Presidenze Nazionali dell’USMI e della CISM, fortemente sollecitate dai Superiori/e Maggiori, manifestano tutto il disagio e la difficoltà che scuole pubbliche paritarie cattoliche fanno dinanzi alla fatica di tante famiglie a pagare le rette, all’indebitamento di tanti Istituti che non ce la fanno più a pagare gli stipendi dei docenti e del personale amministrativo.

Ora tocca alla politica, ma noi vogliamo e possiamo sostenerla. Come? Attraverso un gesto simbolico che faccia rumore e coinvolga tanti altri cittadini, oltre ogni schieramento, perché chi ama la scuola sa bene che questa è trasversale a tutto.
Le Presidenze nazionali dell’USMI e della CISM, tenendo in alta considerazione tutte le Associazioni di categoria e accogliendo l’appello delle famiglie, dei docenti, degli alunni e di tutto il comparto associativo cattolico, di ispirazione cristiana (gestori, Agidae -Fidae-Fism-Cdo opere educative, Confap-Cnos Scuola; genitori Agesc-Faes-Age-Forum Famiglie, e delle numerose realtà rappresentative anche dei docenti), Laico (Aninsei-Filins), promuovono un gesto simbolico nella viva speranza che sia appoggiato da tutti, in rappresentanza delle 12 mila scuole paritarie, i 900 mila allievi coinvolti, i 180 mila dipendenti. Perché se due giorni di sciopero responsabile e con didattica alternativa possono creare disagio, questo rappresenta solo un accenno al disastro di un servizio che potrebbe riprendere solo parzialmente a settembre.

Proponiamo che nei giorni 19 e 20 maggio p.v., giornate che vedono partire le votazioni degli emendamenti:

– le nostre scuole interromperanno le lezioni e per questi due giorni allievi, docenti e famiglie esporranno un # Noi siamo invisibili per questo governo;
– ciascuna scuola paritaria si adopererà con lezioni, video, dirette Fb dalle pagine delle scuole che saranno aperte a tutti per diffondere i temi della libertà di scelta educativa; il diritto di apprendere senza discriminazione; parità scolastica tra pubblica statale e pubblica paritaria; libera scuola in libero stato; appelli alla classe politica perché non condanni all’eutanasia il pluralismo culturale del nostro Paese. Continua a leggere

Ezio Bosso. Da dove nasce la musica

 
di Anna Leonardi 28.03.2018

(dal sito clonline.org)
 
«Il pianoforte è mio fratello. Perché io ho bisogno del rapporto fisico con la musica e lui me lo regala ogni giorno». Ezio Bosso, sbottonato nella parola e nel look – stivaletti, skinny jeans e cinturone di pelle -, non sembra uscire dal mondo compunto della musica classica. Eppure si è esibito nei teatri più prestigiosi come direttore d’orchestra e pianista: dall’Opera House di Sydney alla Carnegie Hall di New York, dalla Royal Festival Hall di Londra alla Scala di Milano. Ha anche firmato colonne sonore per il cinema di Salvatores e il maestro Claudio Abbado gli ha lasciato in eredità l’Associazione Mozart14, di cui è ambasciatore internazionale.

Ma più che ai successi Bosso è attaccato al suo pianoforte che lo ha aiutato a tornare alla musica dopo gli anni di pausa forzata cominciata nel 2011, quando, a 38 anni, subisce un intervento al cervello per un melanoma e scopre anche di avere una grave malattia autoimmune. Ha dovuto ricominciare tutto da zero: esercizi per parlare, per camminare, per muovere le dita. E poi ha dovuto reimparare a suonare. «È come se fossi rinato», racconta sempre. «Il cambiamento del mio corpo mi ha fatto andare ancora più a fondo di ciò che amo fare».

La risalita è stata lenta: tanto buio e silenzio, ma ad un certo punto gli è nato il coraggio di fare quello che non aveva mai fatto. Nel 2015 ha sorpreso il mercato discografico con un doppio cd (The 12th Room) e una tournée da solista. E nel febbraio 2016 anche il grande pubblico lo ha conosciuto per la sua esibizione a Sanremo. Oggi è direttore del Teatro Verdi di Trieste. Il suo pianoforte in questi anni è cambiato con lui: ha subìto varie modifiche per permettergli di suonare pur non potendo più sedersi come prima, e i tasti sono più leggeri, perché le sue dita ora sono più fragili. Per questo, viaggeranno insieme durante il tour estivo in Italia. Un po’ come facevano Rachmaninov e i grandi pianisti del passato. Ma non è un vezzo, è l’esigenza di continuare a suonare. Il dialogo con lui inizia proprio da qui: al pianoforte e sulle note dell’Oratorio di Natale di Bach.

Cos’è la musica per lei?
È la domanda più difficile che esista. La musica è ciò che abbiamo dentro, è ciò in cui esistiamo, in cui ci muoviamo. Il vento che scuote gli alberi, la pioggia sul mare, ma anche la tristezza e la gioia. Il creato è già musicalmente fatto. La musica c’è a prescindere da noi. L’uomo è andato a cercarla per poter scrivere questa grandiosità, per poterla ripetere quando non c’è. Perché la musica, come tutta la bellezza, è una necessità. Quindi la vera domanda non è “cos’è la musica per me?”, ma “cosa posso fare io per la musica?”. Continua a leggere

«Bosso ci ha insegnato che non è una malattia che ci può dire chi siamo»

 
Ezio Bosso ci ha lasciati la scorsa notte. È morto a 48 anni e dal 2011 conviveva con una malattia neurodegenerativa. «È stato, anzi è, una persona che nonostante la patologia non ha rinunciato alla sua passione», dice Marco Rasconi, presidente dell’ Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. «Lui ci lascia un messaggio chiaro: la malattia può cambiare il corpo, le abitudini, il modo di fare le cose, ma non l’essenza delle persone che siamo»

Ezio Bosso ci ha lasciati la scorsa notte. È morto a 48 anni e dal 2011 conviveva con una malattia neurodegenerativa. “Un grande musicista non è chi suona più forte ma chi ascolta di più l’altro” aveva detto lo scorso 2018 in un discorso al parlamento europeo e “i problemi”, ha aggiunto, “diventano opportunità”. Questo pianista e direttore d’orchestra immenso ha saputo andare oltre la malattia. «È stato, anzi è, una persona che nonostante la patologia non ha rinunciato alla sua passione», dice Marco Rasconi, presidente di UildmUnione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare.

«Aggiungo», continua, «che la sua passione era il suo essere. Quando una persona si ammala la cosa più difficile è trovare il suo centro. E sono state proprio l’arte, la musica, che l’hanno tenuto radicato nella sua vita. Ezio Bosso ha continuato a fare quello che amava nonostante la patologia». “La disabilità sta negli occhi di chi guarda”, diceva Bosso. E quella che ci lascia è un’eredità fortissima e potente da non perdere. «Non con il suo esempio, ma proprio con la sua vita», dice Rasconi, «manda un messaggio chiaro, quello di non rinunciare mai a chi siamo nonostante la malattia. Perché la malattia può cambiare il corpo, le abitudini, il modo di fare le cose, ma non l’essenza delle persone che siamo».

Ed è su questo punto che bisogna riportare il centro della discussione: «Il desiderio di vivere. Il messaggio di Bosso è attualissimo e vale per tutte le malattie. Dai malati di tumore fino ad arrivare alla pandemia che ci colpisce oggi: non lasciamo che il Coronavirus cambi il nostro modo di essere, non lasciamo che le difficoltà che incontriamo nella vita ci trasformino in persone più vuote e negative».

Ricordare l’uomo e non la malattia. «Quando diciamo Stephen Hawking pensiamo prima di tutto ad un grandioso fisico, poi alla persona e poi alla sclerosi amiotrofica che l’ha colpito. Ecco Bosso ci ha lasciato questo messaggio qui: l’uomo viene prima della malattia.Non è la malattia ma quello che è stato in grado di fare attraverso la sua passione. Questo è un messaggio fondamentale non solo per le persone disabili o per le persone malate in generale. L’uomo non è “ciò che gli accade”. La malattia è un “accadimento”. Bosso poi è stato bravissimo a trasformare quell’accadimento a renderlo un amplificatore dell’uomo che è. Non si è arreso e ha trasformato la malattia quasi in uno strumento per fare ancora di più quello che amava, essere ancora di più quello che era». Continua a leggere

Scuole paritarie “invisibili”. A settembre 300mila studenti in più nelle statali

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Lettera inviata da Giuseppe Adernò – «Lo Stato c’è, aiuteremo tutti. Non lasceremo indietro nessuno. » ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte; «Nel rispetto della libertà di scelta educativa delle famiglie, saranno supportate in modo concreto tutte le scuole del sistema nazionale d’istruzione», ha dichiarato Lucia Azzolina, Ministro dell’Istruzione. Belle parole!

Ma nelle 439 pagine del dispositivo, composto da 258 articoli, le scuole paritarie sono citate solo per il finanziamento di 80 milioni di euro che serviranno a coprire il mancato versamento delle rette da parte delle famiglie, per questi mesi di sospensione della didattica in presenza. Il contributo sarà ripartito alle 8.957 scuole materne sulla base del numero di bambini iscritti per ogni bambino la somma assegnata sarà di 152.00 euro.
Grande dono della maggioranza giallo rossa che promette miliardi ed “ha a cuore l’istruzione dei suoi figli!”

Eppure anche nelle scuole paritarie sono state rispettate le regole di chiusura, è stata adottata la didattica a distanza. Mentre gli studenti delle scuole statali hanno beneficiato di computer e sussidi informatici gli alunni delle scuole paritarie sono stati esclusi da questi benefici per l’emergenza Covid-19

Il personale docente anche senza benefici di aggiornamento hanno attivato lodevolmente la didattica a distanza e le scuole superiori stanno provvedendo alla sanificazione e alle norme di distanziamento previste per gli esami di stato.

Molti genitori in difficoltà economica in questi mesi non hanno potuto pagare la retta e forse non la potranno pagare neanche a settembre, dato il permanere della pesante crisi economica.

Mentre si garantisce la ”visibilità agli invisibili”, che non hanno mai pagato le tasse, si rendono “invisibili” i genitori che nonostante la Legge 62/2000, nell’esercizio del diritto di libertà di scelta educativa, hanno pagato due volte il servizio scolastico, allo Stato con le tasse e alla scuola con la retta.

Nonostante le numerose dichiarazioni argomentate in modo pubblico da parte di tutte le componenti del Governo (Pd-Iv-M5Stelle), dell’Opposizione (FI-FDI-LEGA-UDC), con il decreto “Rilancio” è stata voltata pagina e tutto sembra andato nel vuoto, ma l’allarme c’è e presto esploderà.  Continua a leggere

Scuola pubblica. Perché aiutare le paritarie fa bene a tutti

Perché aiutare le paritarie fa bene a tutti

Perché va scongiurata la crisi di un servizio a vantaggio di 880mila ragazzi. Allarme per la possibile chiusura del 30% di questi istituti

Claudio Becchetti e Leonardo Becchetti

Avvenire, 21 aprile 2020

La scuola paritaria non è esente dal terremoto coronavirus e la sua crisi, se non opportunamente gestita, avrà una pesante ricaduta negativa su tutta la scuola, cioè sul progetto – ormai ventennale – di una ‘scuola di tutti’ che cammini sulla robusta gamba della scuola statale e su quella, altrettanto essenziale, della scuola non statale paritaria e, non per ultimo, sui conti dello Stato. In Italia 880mila studenti frequentano le oltre 12mila scuole paritarie che svolgono servizio pubblico e sono inserite nel sistema nazionale d’istruzione. Secondo le stime più accreditate – se ne è già dato conto su queste pagine – circa il 30% di queste realtà non sarà in grado di riaprire a settembre. Il conto è plausibile considerando che – in base a uno studio Censis – il 23% del totale delle imprese italiane potrebbe non riuscire a riaprire dopo la crisi. Il settore delle scuole paritarie sarà soggetto all’avvio del prossimo anno scolastico a forti tensioni. Da una parte, i genitori tenderanno a spostare massicciamente i figli nelle scuole statali per fronteggiare la crisi e ridurre i costi di iscrizione, dall’altra si può prevedere un aumento dei costi fissi indotto dalle future regole del distanziamento sociale.​

Alcuni commenti che circolano relativamente alla notizia della chiusura delle scuole paritarie (‘Sarebbe ora, miglioriamo la scuola pubblica!’, ‘Mai più denari pubblici ai privati’) non tengono conto dei dati di fatto. I numeri segnalano che la chiusura di scuole paritarie, oltre a impoverire l’offerta formativa e a limitare la libertà delle famiglie, avrà un impatto estremamente negativo sugli istituti statali con un peggioramento del servizio e un aumento dei costi che si tradurranno in nuove tasse o in minori risorse disponibili per la scuola statale.

In primis, i circa 300mila studenti che se non potranno più frequentare gli istituti paritari in crisi, si riverseranno sulle scuole statali. Gli edifici scolastici pubblici non godono purtroppo di buona salute: circa la metà degli impianti non ha un certificato di collaudo statico e di prevenzione anti-incendi. A settembre si dovranno con tutta probabilità implementare le misure di distanziamento sociale che implicheranno interventi edilizi e doppi turni con conseguente impatto sul corpo docente. Nei prossimi 4 mesi si dovrà pertanto definire un’organizzazione total- mente nuova che richiederà 3 miliardi di costi aggiuntivi secondo il sottosegretario Cristoforo. A tutti questi problemi si sommerebbero i 300mila studenti aggiuntivi provenienti dalle scuole paritarie chiuse qualora non si intervenisse a mitigare la crisi del settore. Non è solo un problema di riorganizzazione logistica ma anche di spese ulteriori. Uno studente della scuola paritaria costa allo Stato 500 euro ogni anno; parallelamente il nostro Paese spende mediamente 8.200 euro per ogni alunno iscritto negli istituti pubblici (fonte Ocse). I 300mila studenti in più che si iscriverebbero alla scuola statale costeranno alle casse pubbliche circa 2,3 miliardi aggiuntivi. Le risorse non sono infinite: si possono quindi stornare 2,3 miliardi da qualche altro capitolo di bilancio riducendo i servizi al cittadino. In alternativa, i costi dovranno essere pagati dai cittadini attraverso nuove tasse.​

In sintesi, se non si aiuta la scuola paritaria, la scuola pubblica e i cittadini ne pagheranno le conseguenze, così come i circa 40mila lavoratori delle scuole che verranno chiuse. Senza un intervento specifico, lo Stato dovrebbe sobbarcarsi 2,3 miliardi di euro a cui andrebbero aggiunti i costi degli ammortizzatori sociali per i circa 40mila disoccupati aggiuntivi. Non è uno scenario inesorabile. Lo Stato, infatti, potrebbe definire interventi specifici di sostegno quali per esempio l’erogazione di sussidi per l’iscrizione, la detraibilità integrale delle rette per l’anno 2020-21 per garantire continuità agli istituti, l’estensione alle scuole paritarie del credito d’imposta per gli affitti. Agevolazioni di tipo fiscale quali rateizzazioni o riduzioni potranno anche aiutare molti Istituti a superare la crisi. Tali interventi costerebbero allo Stato molto meno rispetto alle spese che dovranno essere sostenute se non si sostiene il servizio pubblico della scuola paritaria.​ Continua a leggere

Quarantena con Tolkien. Il consiglio di Elrond, ovvero il mosaico della storia

Un’interessante riflessione sul periodo che stiamo vivendo, attraverso la rilettura de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien.
 
da Avvenire 17.04.20
 
(…) Ci siamo riproposti, in tempo di virus, di farci guidare da Tolkien in un viaggio nella Terra di Mezzo e il nostro cammino può iniziare proprio con qualche spunto sull’importanza dell’agire d’intesa superando inutili individualismi. Forse le riflessioni più significative a riguardo possono essere suggerite da un episodio centrale di La Compagnia dell’Anello: il consiglio di Elrond, in cui si ricostruisce la storia dell’anello e si decide come affrontare la minaccia che incombe sulla Terra di Mezzo.

Per la dimora di Elrond il mezzelfo, Rivendell (Gran Burrone o Valforra, nelle traduzioni italiane), Tolkien probabilmente si lasciò ispirare da Lauterbrunnen, in Svizzera, dove si recò nel 1911. Una rapida ricerca online vi permetterà di ammirare una magnifica vallata incorniciata da montagne maestose. Ma Rivendell non è solo un luogo di bellezza e quiete. “Il tempo non sembra passare qui: semplicemente, è” (traduzione mia, come per tutte le altre citazioni). Sono le parole di Bilbo, che Frodo e compagni ritrovano, con grande sorpresa, proprio a Rivendell. La dimora di Elrond è il luogo in cui il tempo non solo è sospeso, ma diventa anche una dimensione in cui sostare, da cui lasciarsi circondare. Una pausa narrativa – dopo le lunghe avventure di Frodo e compagni in fuga dai Cavalieri Neri, al servizio di Sauron – ma soprattutto un presente in cui ricostruire il passato e decidere come affrontare il futuro.

Al consiglio partecipano i rappresentanti dei popoli della Terra di Mezzo. Essi hanno risposto a una chiamata, ma non è stato Elrond a convocarli: piuttosto, le cose si sono disposte in modo tale – dice Elrond – che “fossimo noi che sediamo qui, e non altri, a trovare ora un piano per il pericolo che corre il mondo”. Per capire l’entità della minaccia se ne deve ripercorrere la storia, ma nessuno la conosce per intero: la storia dell’anello, infatti, è un mosaico ed è necessario che ognuno dei presenti contribuisca con la sua tessera, con il suo frammento di verità. Continua a leggere

Buona Pasqua

 

“Stanotte conquistiamo un diritto fondamentale, che non ci sarà tolto: il diritto alla speranza. È una speranza nuova, viva, che viene da Dio. Non è mero ottimismo, non è una pacca sulle spalle o un incoraggiamento di circostanza, un sorriso di passaggio. No. È un dono del Cielo, che non potevamo procurarci da soli.
La speranza di Gesù è diversa. Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita”.

(Papa Francesco, Veglia Pasquale 11.04.20)
 
Buona Pasqua!
 

Nell’oscurità tu hai fatto luce

Oggi sulla terra c’è grande silenzio e solitudine della morte, Tu hai fatto Luce.

Gesù Cristo, nell’oscurità della morte tu hai fatto luce; nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del tuo amore; in mezzo al tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati.

Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico; concedici, in questo tempo nel quale attorno a te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti; luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno.

Fai brillare il mistero della tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo al Sabato santo della storia.

Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la tua gloria futura. Amen.

Joseph Ratzinger, Meditazioni sul Sabato Santo
 
(Dipinto Oleg Supereco)
 

Nuovo studio sulla Sacra Sindone: “Non è l’immagine di un defunto, ma di un vivo che si alza”

“La Sindone di Torino mostra l’immagine di una persona nel momento in cui era viva”
 
Il dottor Bernardo Hontanilla Calatayud, dell’Università di Navarra, in Spagna, ha pubblicato sulla rivista Scientia et Fides un articolo inedito sulla misteriosa figura che in modo mai spiegato dalla scienza è rimasta impressa sulla Sindone di Torino. La tesi dell’esperto è che la figura non corrisponda a una persona inerte, come si pensava tradizionalmente, ma a una persona viva che si sta alzando.

“In questo articolo sono esposti vari segni di vita indicati dalla Sindone di Torino. Basandosi sullo sviluppo della rigidità cadaverica, si analizza la postura del corpo impressa sulla Sindone. La presenza di solchi facciali indica che la persona è viva. La Sindone di Torino mostra segni di morte e di vita di una persona che ha lasciato la sua immagine impressa in un momento in cui era viva”.

Questa affermazione si inserisce in modo notevole nella dottrina sulla Resurrezione di Cristo e nelle proposizioni di altri esperti sul momento in cui l’immagine sarebbe rimasta impressa sul telo, come se corrispondesse a una radiazione sconosciuta, emessa dal corpo fino ad allora coperto.

“Nel corso di questo articolo, analizzeremo una serie di segni impressi sulla Sindone di Torino che potrebbero giustificare il fatto che la persona avvolta nel sudario fosse viva al momento dell’impressione della sua immagine”. Continua a leggere

Il vero vincitore di Sanremo

 
Ieri sera a Sanremo un cantante ha infiammato il pubblico dell’Ariston più di tutti gli altri. Non è stato Zucchero, né Tiziano Ferro con Massimo Ranieri e neanche il ritorno dei Ricchi e poveri. Si tratta di Paolo Palumbo, 22 anni, il più giovane malato di Sla d’Europa.

La malattia l’ha colpito quando aveva solo 17 anni e stava per entrare alla scuola di alta cucina di Gualtiero Marchesi. Su una speciale sedia a rotelle, e grazie a un sintetizzatore vocale, Paolo si è preso il palco di Sanremo, dove ha cantato Io sono Paolo: «Se esiste una speranza ci voglio provare. Per volare mi bastano gli occhi, sono la montagna che va a Maometto, pur restando disteso sul letto… ».

La sua testimonianza carica di speranza e sofferenza ha colpito tutti. E non poteva essere altrimenti. In un’intervista ad Avvenire, ieri, dichiarava: «Il brano che porto è un inno alla vita, scritto con l’obiettivo di spronare chi si arrende al primo ostacolo. Se ho incontrato la musica è grazie alla malattia, all’inizio è stato il modo con cui cercavo di far sentire ciò che provo tutti i giorni combattendo la mia battaglia. Cantare all’Ariston è il regalo più bello che potessi ricevere».

E ancora: «La fede è il mio volo principale, il dono più grande che ho coltivato al giungere della malattia e nel momento più difficile ha salvato la mia anima. Credo profondamente e prego tanto, tutti i giorni. Prego perché i miei sforzi abbiano un senso nell’umanità. Prego ovviamente per i miei cari. Quanto a me, pregare per chiedere la grazia della guarigione sarebbe egoistico: Dio ha un disegno per tutti noi, se sono in questa condizione c’è un motivo preciso e questa consapevolezza mi basta».

A prescindere da come andrà la gara musicale, Paolo Palumbo con la sua canzone ha già vinto Sanremo.
 

(fonte: tempi.it)
 

I medici palliativisti. «La sedazione profonda non è eutanasia»

«La sedazione profonda non è eutanasia»

L’emozione suscitata dalla morte di Giovanni Custodero dopo la sua richiesta di ottenere la sedazione profonda ha svelato una diffusa ignoranza su quello che è un diritto dei pazienti
 
di Graziella Melina

Avvenire,  16 gennaio 2020
 
La sedazione profonda continua non è un atto eutanasico ma rientra nel percorso di assistenza finale delle cure palliative. Dopo la morte domenica di Giovanni Custodero, l’ex calciatore pugliese affetto da un osteosarcoma ormai inarrestabile che aveva chiesto la sedazione per evitare sofferenze e dolori non più trattabili con i farmaci, e dopo non pochi fraintendimenti nella comunicazione della vicenda, gli esperti palliativisti ora vogliono fare chiarezza: quella di Giovanni non è stata una richiesta di eutanasia ma un atto già previsto dal percorso di cure palliative, garantite dalla legge 38 di 10 anni fa.

«La sedazione diventa necessaria quando i farmaci non funzionano più e la sofferenza fisica, psicologica ed esistenziale non è più sopportabile – spiega Italo Penco, presidente della Società italiana Cure palliative –. Può essere effettuata negli hospice ma anche a domicilio, purché sia gestita da medici preparati. Va modulata in base alle necessità del malato, può essere anche intermittente, si può provare a sedare il paziente per un certo lasso di tempo, e poi lo si risveglia. È comunque un momento finale dell’assistenza delle cure palliative». Ma non è sempre necessaria. «Molti malati – prosegue Penco – rimangono coscienti fino alla fine. Altri invece sono incoscienti perché è la situazione naturale della malattia che li porta in un tale stato».

La sedazione profonda «viene praticata al 10-15 per cento dei pazienti che presentano sintomi cosiddetti refrattari, non trattabili cioè con le terapie convenzionali – dice Vittorio Franciosi, direttore del programma di Oncologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Parma e coordinatore della rete provinciale delle cure palliative –. È previsto dalle linee guida di tutte le società scientifiche di cure palliative che questi sintomi possano essere alleviati con una sedazione che può essere profonda, con la perdita di coscienza del paziente. Continua a leggere

L’attimo Fuggente

 
Ieri sera ho rivisto L’attimo fuggente. La prima volta lo avevo visto a 18 anni, ma è proprio vero che rivedere i film dopo tanto tempo aiuta a cogliere maggiormente parole, frasi, sfumature che magari alla prima visione erano passate inosservate. Così è stato ieri per me.
Di seguito condivido un articolo che offre alcuni spunti per riflettere su questo bellissimo film.
Buona lettura.

***

“Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e così sarà per sempre”

di Ignacio Romero

Quando si parla dei film del defunto Robin Williams, “L’attimo fuggente” è sempre uno dei primi della lista. Un vero classico, senza ombra di dubbio. La storia è semplice: John Keating (Robin Williams) è un professore di letteratura della prestigiosa accademia Welton. Attraverso la poesia ispira i suoi alunni a pensare con la propria testa e non con gli standard imposti dal mondo. I giovani sono portati a fare cose che non avrebbero mai pensato di poter fare.

Sebbene il film sia del 1989, a mio avviso ci sono degli elementi molto attuali che servono ad illustrare una realtà che continua ad esserci anche al giorno d’oggi. Continua a leggere

Il no di Papa Francesco all’eutanasia

Foto di repertorio 
Nel suo primo documento del 2020, il Messaggio per la 28/a Giornata Mondiale del Malato che ricorrerà il prossimo 11 febbraio, papa Francesco lancia ancora un ‘no’ netto e inequivocabile ad ogni pratica eutanasica o per il suicidio assistito. E fa appello anche all’obiezione di coscienza dei medici, come “scelta necessaria” per “rimanere coerenti” alla visione di una vita “sacra e inviolabile”.
 
“Cari operatori sanitari – vi afferma -, ogni intervento diagnostico, preventivo, terapeutico, di ricerca, cura e riabilitazione è rivolto alla persona malata, dove il sostantivo ‘persona’, viene sempre prima dell’aggettivo ‘malata’”.

Pertanto, “il vostro agire sia costantemente proteso alla dignità e alla vita della persona, senza alcun cedimento ad atti di natura eutanasica, di suicidio assistito o soppressione della vita, nemmeno quando lo stato della malattia è irreversibile”.

“Ricordiamo che la vita è sacra e appartiene a Dio, pertanto è inviolabile e indisponibile – sottolinea il Pontefice -. La vita va accolta, tutelata, rispettata e servita dal suo nascere al suo morire: lo richiedono contemporaneamente sia la ragione sia la fede in Dio autore della vita”. “In certi casi”, prosegue quindi Francesco rivolgendosi sempre agli operatori sanitari, “l’obiezione di coscienza è per voi la scelta necessaria per rimanere coerenti a questo ‘sì’ alla vita e alla persona”. “In ogni caso – aggiunge -, la vostra professionalità, animata dalla carità cristiana, sarà il migliore servizio al vero diritto umano, quello alla vita. Quando non potrete guarire, potrete sempre curare con gesti e procedure che diano ristoro e sollievo al malato”. Continua a leggere

In Italia nove aborti all’ora

Indumenti da neonato 
Ieri, nella prima celebrazione del 2020, il Papa ha ricordato le donne indotte a “sopprimere la vita che portano in grembo”. La tragica situazione dietro le cifre ufficiali

Ottantamila interruzioni volontarie di gravidanza all’anno, nove all’ora. Sono queste le raccapriccianti cifre ufficiali di un genocidio avvolto da colpevole indifferenza. Una piaga resa ancora più sconvolgente perché esistono canali paralleli dove si praticano aborti senza che ne venga reso noto il numero. Si tratta di un olocausto silenzioso, di una crudele strage degli innocenti che, per ordine di grandezza, cancella ogni dodici mesi una città delle dimensioni di Treviso.

Livello di disumanità

Nella prima celebrazione eucaristica del 2020, nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, Papa Francesco ha pronunciato parole chiare e forti che delineano un perfetto manifesto per la difesa della vita. Le donne sono fonti di vita, eppure sono continuamente offese, picchiate, violentate, indotte a prostituirsi e a sopprimere la vita che portano in grembo. “Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna – avverte il Pontefice -. Dal corpo di una donna è arrivata la salvezza per l’umanità: da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità”. E, invece, “quante volte il corpo della donna viene sacrificato sugli altari profani della pubblicità, del guadagno, della pornografia, sfruttato come superficie da usare”. Quindi “va liberato dal consumismo, va rispettato e onorato; è la carne più nobile del mondo, ha concepito e dato alla luce l’Amore che ci ha salvati!”. Oggi “pure la maternità viene umiliata, perché l’unica crescita che interessa è quella economica“. Un’esatta fotografia di ciò che accade ogni giorno in quelle “fabbriche di morte” davanti alle quali don Oreste Benzi ci ha insegnato a recitare il santo Rosario per dissuadere la mamme, lasciate sole da uomini indegni, a sopprimere i loro bambini. Continua a leggere

CANNABIS/ Libera se coltivata in casa: i documenti che la Cassazione non ha letto

Inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte di Cassazione (LaPresse)

Cannabis libera purché coltivata in casa: lo ha detto ieri la Cassazione in una sentenza giudicata “storica”. Che stride con la Relazione del Dipartimento antidroghe
 della Presidenza del Consiglio

Agli inizi di dicembre il Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio ha diffuso la sua relazione annuale sullo stato delle varie dipendenze in Italia nell’anno 2018. Nonostante l’evidente drammaticità del quadro descritto da un ente istituzionalmente dedicato alla prevenzione e al monitoraggio delle tossicodipendenze, e collocato a Palazzo Chigi, sotto la stretta area di influenza del Presidente del Consiglio, la relazione è stata accolta nell’indifferenza generale. Indifferente il mondo della comunicazione, telegiornali compresi, indifferente il governo. Probabilmente ben pochi dei nostri ministri, sia Pd che M5s o Leu, né conoscono i contenuti e forse neppure sanno della relazione. In modo paradossale la maggioranza in Parlamento rispondeva al grido d’allarme della relazione con la proposta di un inusuale emendamento in legge di bilancio, che proponeva di liberalizzare la droga usando l’espediente della maggiore o minore concentrazione di principio attivo nei prodotti di libera vendita.

L’emendamento canaglia, che qualcuno aveva voluto inserire surrettiziamente nell’unica notte dedicata alla discussione della legge in Senato, approfittando del sonno della ragione di gran parte della Commissione, è stato poi stoppato solo dal coraggio, dalla determinazione e, cosa fondamentale, dalla rigorosa competenza tecnico-professionale della presidente Casellati. Continua a leggere

Buon Natale!

 
“Il segno di Dio è la semplicità. Il segno di Dio è il bambino. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo per noi. Dio non vuole sopraffarci con la forza. Ci toglie la paura della sua grandezza e chiede il nostro amore: perciò si fa bambino. Dio si è fatto piccolo affinché noi potessimo comprenderLo, accoglierLo, amarLo”.

Benedetto XVI (Omelia nella Notte Santa del 24 dicembre 2006)
 

Auguro a tutti gli amici un sereno e santo Natale. Con la speranza che l’immagine del bambino Gesù aiuti tutti noi a cogliere il mistero della vita e la necessità di custodirla sempre.

Il blog Una casa sulla roccia

 

Il Natale secondo Fëdor

di Alessandro D’Avenia 

San Pietroburgo, Natale 1875. Al club degli artisti è in corso una scintillante festa di Natale, durante la quale molti dei presenti cercano di mettersi in mostra e di sembrare più belli e intelligenti. Un uomo in disparte, guardando con attenzione la scena e i volti degli invitati, nota che tutti si divertono ma che in realtà nessuno è veramente contento, allora decide di smascherare il gioco: «La disgrazia è che voi ignorate quanto siete belli. Ognuno di voi potrebbe subito rendere felici tutti gli altri in questa sala e trascinare tutti con sé. E questo potere esiste in ognuno, ma così profondamente nascosto, che è diventato inverosimile. La vostra disgrazia è nel fatto che vi sembra inverosimile». Chi ha parlato in modo così bruciante è Fëdor Dostoevskij che racconta l’episodio nel suo Diario di uno scrittore, che raccoglie gli scritti dell’omonima rubrica tenuta sul settimanale “Il cittadino”. Per Dostoevskij, osservatore acutissimo, l’episodio mostra che se l’uomo smette di credere nella presenza di qualcosa di trascendente dentro e fuori di sé, diventa insicuro e comincia a disprezzare sé e/o gli altri. Al fatto di cronaca lo scrittore fa poi seguire un racconto. Alla vigilia di Natale, in un gelido scantinato, un bambino di sei anni, infreddolito e affamato, cerca di svegliare invano la madre. Allora esce per le strade innevate di Pietroburgo con indosso pochi stracci: chi lo incontra finge di non vederlo per non doversene occupare. Egli si rifugia in una casa piena di persone che festeggiano, ma viene cacciato con la magra elemosina di una moneta che gli cade di mano perché ha le dita congelate. Si rincuora osservando una vetrina piena di giocattoli ma viene colpito e inseguito da un ragazzaccio. Scappa e si nasconde dietro una catasta di legna. Dopo un po’ di tempo finalmente non ha più freddo e sente una voce misteriosa che gli dice: «Vieni alla mia festa di Natale, bambino». Così si ritrova in un luogo caldo, luminoso e pieno di bambini: ad accoglierlo c’è la madre sorridente. L’indomani, dietro la legna, i proprietari trovano il cadavere del bambino. Continua a leggere

Francesco e sua figlia Erika. La grandezza di un padre e del bene (non) impossibile

di Daniele Mencarelli
 
Esistono vicende capaci di trasformarsi in emblema, sintesi profonda dell’esperienza umana, nel loro svolgersi riescono a toccare ogni sentimento possibile, sino a diventare paradigmatiche della nostra storia. E del nostro destino. La vicenda di Erika De Nardo, la ragazzina che assieme a Omar, suo coetaneo, nell’ormai lontano 2001 uccise a Novi Ligure la madre e il fratellino, parte con le tinte della tragedia criminale, efferata e inspiegabile. Una ragazzina di 16 anni che uccide madre e fratello, che lo fa in modo brutale, assieme al suo fidanzato di un anno più grande.

Tutto il Paese fu attraversato da un brivido d’orrore, si urlò al fatto epocale, un crimine come mai sentito prima. In buonissima fede, in molti diedero alla vicenda i galloni del primato: qualcosa di mai accaduto era successo, un punto di non ritorno.

Invece, nella sua ferocia disumana, nel suo impietoso svolgimento, la vicenda di Erika e Omar è non più di altre accadute prima, e dopo, un triste stigma che si ripete nel corso dei secoli. È il peccato cui poi servirà la vita intera per essere emendato, e perdonato.

Se il male, come spesso accade all’uomo, è l’incosciente e scandaloso punto di partenza della storia, ecco poi, silenzioso e sotterraneo, accorrere il bene. Giorno dopo giorno, nel silenzio assordante della normalità, di piccoli gesti fatti di tenerezza, il bene ricuce e sana, anche laddove non sembra possibile. Come nel cuore di Erika, per molti un pozzo avvelenato, da chiudere, seppellire per sempre.

Il bene non urla, lavora di nascosto, di notte, con riserbo, pudore. Ma ha bisogno di mani che lo incarnino, che lo trasmettano malgrado tutto, che siano presenti quando altre non lo sono. Continua a leggere

Movimento per la Vita. Progetto Gemma, 24mila bimbi salvati in 25 anni

Sono tra 400 e 500 ogni anno le adozioni prenatali avviate da Progetto Gemma, e per ognuna c'è un bambino che nasce

Nella voce dei protagonisti di allora e di oggi i 25 anni dell’iniziativa di adozione prenatale. Un Fondo speciali per aiuti “una tantum” urgenti

Ci sono consigli comunali, interi condomìni, gruppi del catechismo, parenti o amici di neosposi, familiari di una persona scomparsa… Le motivazioni per sostenere la nascita di un bambino sono tantissime, e tutte lodevoli. E poi ci sono i carcerati; pochi giorni fa un gruppo di detenuti del carcere di massima sicurezza di Nuoro, su suggerimento del cappellano, ha deciso di avviare l’adozione a distanza di una mamma e del suo bambino.

Sono tra i 400 e i 500 ogni anno i Progetti avviati; e per ognuno c’è una Gemma che nasce, un bambino che può vedere la luce. In 25 anni di vita – compiuti proprio in questo 2019 che sta per finire – i responsabili che via via si sono avvicendati, da Silvio Ghielmi (dal 1994 al 2002), che ne fu l’ispiratore insieme a Mario Paolo Rocchi, Francesco Migliori e Giuseppe Garrone, passando per Erika Vitale (dal 2002 al 2012), fino all’attuale, Antonella Mugnolo, hanno seguito quasi 24mila casi. I primi bambini nati grazie all’adozione prenatale, sviluppata in seno al Movimento per la vita attraverso la Fondazione Vita Nova, sono ormai più che maggiorenni. In pochi sanno che le loro mamme erano così disperate da aver pensato a rinunciare a loro, se non fosse stato per quella mano tesa che le ha fatto sentire meno sole.
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Gabriele è un esempio per chi non crede ancora nel valore delle opportunità

Gabriele, un sorriso che ti ruba il cuore
Gabriele ha 24 anni, è un ragazzo solare, ha la battuta sempre pronta ed un sorriso che ti ruba il cuore – racconta la mamma Anna Rita –  Ha molti interessi a cui si dedica con la passione che lo contraddistingue.

Adora la musica, fino ad un paio di anni fa seguiva un corso di batteria che ha dovuto interrompere per mancanza di tempo, ma ha continuato a ballare Hip Hop che è una delle sue ragioni di vita. Lo segue un maestro molto bravo, Mirko, che lo ha contagiato con la sua grande passione. Per un periodo ha frequentato, insieme alla sua ragazza un corso di tango e balli latino-americani, anche quello per il momento in standby ma non archiviato. Adora il teatro da sempre, e sono 4 anni che da spettatore è diventato protagonista, frequenta infatti un corso di teatro che dà, sia a lui che a noi, grandi soddisfazioni. Poi c’è lo sport. Il nuoto che ama in modo particolare, il calcetto e il bowling che gli riempiono i pomeriggi, la mattina no, perché quella è già impegnata con il lavoro.  Già, perché lui lavora con un contratto part time a tempo indeterminato in una grande catena di fast-food.

La sua passione più grande però è Alice, la sua ragazza. Sono 4 anni che stanno insieme. Si sono conosciuti e fidanzati durante una fantastica esperienza di lavoro e TV che hanno vissuto insieme in Sardegna.  Erano li per una docu-fiction andata poi in onda su RAI 3, in cui affrontavano, seguiti dalle telecamere, esperienze lavorative diverse per ognuno dei sei ragazzi presenti. Nella bellissima cornice di un Hotel a 5 stelle ognuno di loro ha imparato un mestiere. Gabriele era il barman a bordo piscina e Alice era addetta alla SPA. Porta una caraffa di tisana oggi, una domani hanno finito per innamorarsi e la loro storia va avanti ancora, fra lunghissime telefonate serali e domeniche passate insieme. Continua a leggere

“Governo antiscientifico, folle favore alla canna-business”

Il neuroscienziato Serpelloni denuncia l’emendamento di 5 Stelle e Pd che innalza la soglia drogante: “Follia, la quantità di sostanza psicoattiva non la decide la politica, ma la scienza. E la scienza certifica che già con lo 0,2% c’è il ritiro della patente. Come fanno a dire che non sia drogante?”. Ma il problema è l’assist all’industria dell’oro verde: “I primi a esultare sono stati i colossi del canna-business”. Declassati anche i cannabiniodi sintetici, che stanno facendo morti in Europa. “Allucinante che la politica si renda complice di tutto questo”.

di Andrea Zambrano

“Se i fatti non si accordano con la teoria, tanto peggio per i fatti”. La frase tradizionalmente attribuita al filosofo Hegel risuona nella commissione Bilancio del Senato dove gli eletti 5 Stelle e Pd hanno deciso di portare alle estreme conseguenze la loro ideologica e sulfurea visione sulla cannabis. Come? Definendo da soli e senza tenere conto della scienza la quantità di sostanza da considerare drogante. Un colpo di spugna sui dibattiti e soprattutto sulle prove scientifiche che apre di fatto allo sdoganamento massivo della cosiddetta cannabis light e del suo mercato.

Un emendamento. E’ bastato un piccolo emendamento inserito in Manovra a rivoluzionare tutto: una piccola modifica al testo unico sugli stupefacenti che stabilisce una volta per tutte che sotto lo 0,5% di Thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente.

Chi lo dice? Scienziatoni? Neanche per sogno.

Padre della misura, che ora dovrà essere ratificata dal voto finale in aula, è Matteo Mantero, senatore 5 Stelle, che con i colleghi Sbrollini, De Petris, Cirinnà e Nugnes ha svelato l’obiettivo comune e perverso di un governo che su tutto il resto è diviso: dare il via libera alla droga in Italia. E’ lo stesso Mantero a dirlo alle agenzie: “E’ evidente che non è il punto di arrivo, anzi solo quello di partenza, ma abbiamo dato la prima spallata all’assurdo muro di pregiudizio, che ancora circonda questa pianta. I canapicoltori e negozianti italiani potranno lavorare un po’ più tranquilli». Ecco, esultano i canapicoltori, ma sbaglierebbe che si tratti in realtà di sostenere piccole attività commerciali, quasi a km 0, come fossimo di fronte a una filiera corta da sostenere. No, a esultare sono le grandi multinazionali della cannabis, che non hanno mancato di mostrare il pollice recto all’iniziativa del governo. Continua a leggere

Leopardi alla Madonna: “Tu che sei grande e sicura, abbi pietà di tante miserie”

Su un colle vicino a Recanati Leopardi meditò l’infinito e lì vicino, a Loreto, l’Infinito ha davvero posto la sua casa. Così al desiderio dell’uomo corrisponde la risposta di Dio.
 
di Padre Giuseppe Santarelli
 
Un filo d’oro lega Recanati a Loreto perché, secondo la tradizione, la Santa Casa di Nazareth il 10 dicembre 1294 è stata trasportata nel territorio dell’antico comune medievale di Recanati, prima presso il suo porto, in una località detta “Selva del Laureto” per le piantagioni di lauri (oggi Banderuola), e poi sul colle attuale.

Loreto, quale centro demico, non esisteva. E’ stato generato dal suo santuario, finalizzato all’accoglienza dei pellegrini. E’ stato osservato che la Vergine si è scelta uno splendido colle per collocarvi la sua Casa nazaretana, perché lì si gode un vasto e luminoso panorama, il quale spazia dai monti al mare, lungo la fuga di verdi colline, attraverso valli ubertose.

SANTUARIO, LORETO, COLLE

E’ il paesaggio cantato con empito lirico da Giacomo Leopardi.

Nelle Ricordanze egli scrive:

Che dolci sogni mi spirò la vista
di quel lontano mar, quei monti azzurri
che di qua scopro

Nel Passero solitario canta:

Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera d’intorno
brilla nell’aria e per li campi esulta 

Nel canto A Silvia confessa:

Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti
e quindi il mar da lunge, e quindi il monte. Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno

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Il Papa: il «diritto di morire» non ha fondamento giuridico

Nell’udienza ai giuristi del Centro studi Livatino, intitolato al magistrato ucciso a 38 anni e del quale è in corso il processo di beatificazione, Francesco ha criticato la «giurisprudenza creativa»
 
Il «”diritto di morire”» che alcune «pronunce» giurisprudenziali «inventano» è «privo di qualsiasi fondamento giuridico». Lo dice il Papa nell’udienza ai giuristi del Centro studi Livatino, intitolato al magistrato ucciso a 38 anni il 21 settembre 1990 e definito da Giovanni Paolo II – come ha ricordato Francesco – «martire della giustizia e indirettamente della fede». IL TESTO INTEGRALE

Il Papa ricorda che «in una conferenza, riferendosi alla questione dell’eutanasia, e riprendendo le preoccupazioni che un parlamentare laico del tempo aveva per l’introduzione di un presunto diritto all’eutanasia», il magistrato del quale si è conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione «faceva questa osservazione: “Se l’opposizione del credente a questa legge si fonda sulla convinzione che la vita umana […] è dono divino che all’uomo non è lecito soffocare o interrompere, altrettanto motivata è l’opposizione del non credente che si fonda sulla convinzione che la vita sia tutelata dal diritto naturale, che nessun diritto positivo può violare o contraddire, dal momento che essa appartiene alla sfera dei beni “indisponibili”, che né i singoli né la collettività possono aggredire”».

Una citazione nella quale Francesco invita a considerare argomenti che «sembrano distanti dalle sentenze che in tema di diritto alla vita vengono talora pronunciate nelle aule di giustizia, in Italia e in tanti ordinamenti democratici. Pronunce per le quali l’interesse principale di una persona disabile o anziana sarebbe quello di morire e non di essere curato; o che – secondo una giurisprudenza che si autodefinisce “creativa” – inventano un “diritto di morire” privo di qualsiasi fondamento giuridico, e in questo modo affievoliscono gli sforzi per lenire il dolore e non abbandonare a sé stessa la persona che si avvia a concludere la propria esistenza». Continua a leggere

Il “black friday” per la tutela della vita in Italia

 
Il commento del Centro Studi Livatino sulle motivazioni della sentenza della Consulta sul fine vita.
 

  1. Nulla di sostanzialmente nuovo è contenuto nella motivazione della sentenza n. 242 depositata venerdì scorso dalla Consulta, rispetto all’ordinanza n. 207/2018.
    Il quadro di fondo è costituito:
  • sul piano ordinamentale, dalla rivendicazione da parte della Corte del potere di “gestione del processo costituzionale”, per riprendere una espressione che adopera. Certo, essa aveva dato qualche mese di tempo al Parlamento perché approvasse una legge secondo le indicazioni fornite con l’ordinanza 207; una volta che le Camere non hanno eseguito il compito loro attribuito nei tempi fissati, la Corte ha provveduto all’opera di “riempimento costituzionalmente necessario”. La Corte lo dice in esplicito: non si limita a dichiarare in modo secco se una norma è o meno conforme a Costituzione, procede all’“invenzione del diritto”, in coerenza con quanto teorizzato da presidenti emeriti della Consulta. E’ materia di riflessione per un Parlamento che avrebbe potuto elaborare quella normativa di equilibrio sull’art. 580 cod. pen. da molti auspicata, disattivando il giudizio di costituzionalità in corso, e che invece vi ha rinunciato e si è fatto scavalcare. E’ materia di riflessione per chiunque ritenga che le istituzioni rappresentative abbiano ancora un senso;
  • sul piano dei contenuti, dalla estensione, che la Corte ribadisce aver operato, della legge sulle dat-disposizioni anticipate di trattamento, sì da costruire una continuità fra le norme della L. 219/2017 e il “riempimento costituzionalmente necessario” realizzato con la sentenza 242. Anche questo dovrebbe costituire materia di riflessione: come Centro studi, insieme con altri, siamo stati accusati di allarmismo, se non di volere l’“accanimento terapeutico”, quando denunciavamo la deriva di morte delle dat; la Consulta ne trae le prevedibili conseguenze, aprendo a prospettive non solo di legalizzazione (se pur parziale) dell’aiuto al suicidio, bensì di vera e propria eutanasia. Dice in sostanza: se si può interrompere il trattamento quando il paziente non è cosciente, in esecuzione di dat, è contrario al principio di eguaglianza non interrompere il trattamento quando il paziente è cosciente, e anzi l’intervento deve porre termine alla vita rapidamente per risparmiargli sofferenze. Continua a leggere

Scienziati choc “Emergenza clima? Ridurre nascite”

Maestra sgrida alunni

Gli scienziati di tutto il mondo chiedono la riduzione programmata della popolazione mondiale a fronte dell’emergenza climatica
 
di Paolo Vites,  Il Sussidiario, 07.11.2019
 
Quando chi si preoccupa del bene e del futuro del mondo propone, come soluzione, la riduzione delle nascite, vuol dire che si è arrivati al suicidio organizzato e pianificato della razza umana. Invece di essere una soluzione è un omicidio. E’ l’allarme lanciato da ben 11.258 scienziati di tutto il mondo in una “lettera di avvertimento” per l’emergenza climatica, che propone come risposta “la riduzione graduale della popolazione mondiale”. Non è un film di fantascienza, ma è la scienza, tanto lodata perché dovrebbe risolvere ogni problema. La lettera è stata pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista BioScience, firmata da oltre 11mila scienziati di 153 paesi al mondo. Nella dichiarazione, i firmatari hanno elencato sia la crescita economica che un aumento della popolazione globale come “tra i più importanti fattori di aumento delle emissioni di CO2 derivanti dalla combustione di combustibili fossili”. Il rapporto chiede “trasformazioni audaci e drastiche riguardo alle politiche economiche e demografiche”. Hitler si sarebbe congratulato con loro, d’altro canto aveva messo in atto un piano analogo. Il documento non tiene minimamente conto dei milioni di poveri, soprattutto bambini, che muoiono ogni anno di stenti e di fame tanto che viene da pensare che l’incapacità di risolvere questo problema faccia parte di un piano preciso per ridurre la popolazione, e non si tiene neanche conto che nei paesi più ricchi la natalità è arrivata in molti casi, ad esempio in Italia, a livello zero. Cioè non si mettono più al mondo i figli. Sotto accusa allora come sempre quei fastidiosi popoli del terzo mondo che nonostante la povertà “si ostinano” a fare figli. La popolazione globale sta aumentando di 80 milioni di persone all’anno, afferma la dichiarazione, ed è un fattore chiave del cambiamento climatico.  Continua a leggere

Adozioni internazionali, parla Griffini (Aibi): «Una doccia fredda il taglio dei fondi»

Oltre al danno la beffa. Non solo le adozioni internazionali continuano ad essere l’unica forma di genitorialità a pagamento (a differenza, ad esempio della fecondazione artificiale) ma, come se non bastasse, il governo ne ha disposto un taglio di 2 milioni di euro per i prossimi tre anni. Un «segnale tremendamente negativo», secondo Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini (AiBi), che, intervistato da Pro Vita & Famiglia, non ha potuto nascondere il proprio disappunto, a fronte di un esecutivo che, attraverso il Family Act, aveva annunciato un rilancio delle politiche demografiche.
 
Dottor Griffini, come avete accolto la notizia del taglio dei fondi?

«Siamo esterrefatti, tanto più che tutti quanti nel governo avevano promesso che avrebbero puntato sul contrasto alla denatalità, quindi ci aspettavamo, quantomeno, che il sostegno alle adozioni internazionali potesse entrare nel Family Act. Tra l’altro, tutto questo avviene proprio nei giorni della vicenda di Giovannino, che conferma la generosa risposta che le famiglie italiane sanno dare quando si verificano casi di bambini abbandonati. Sarebbe quindi stato il caso di cavalcare questo entusiasmo, dando più fiducia alle aspiranti famiglie adottive, anche perché va ricordato che, in Italia, le coppie senza figli sono più di cinque milioni. Nel 2020, entreremo nel terzo decennio di attività della Commissione Adozioni Internazionali, che, sotto le presidenze di Rosy Bindi e, in particolare, di Carlo Giovanardi, aveva toccato l’apice della sua attività con 4200 adozioni l’anno. Lo sfacelo è iniziato con i governi tecnici, che hanno determinato un calo del 75%: alla fine di quest’anno, verosimilmente, si toccherà il minimo storico, con meno di mille adozioni. Ciò che è crollato di più, però, è stata la fiducia delle famiglie che ormai non credono più nell’istituto dell’adozione internazionale». Continua a leggere

Il concepimento è l’inizio della vita. Lo dicono i biologi

Ecografia di un feto
La tesi di dottorato del ricercatore Steve Jacobs, Università di Chicago, ha attirato l’attenzione dei media negli Usa. Perché raccoglie il parere dei biologi di tutto il mondo sul momento in cui inizia la vita umana. Inizia con la fertilizzazione, cioè dal concepimento, per il 97% di loro. Non si può fingere di non saperlo, quando si parla di aborto.

di Luca Volonté

Quando inizia la vita umana e cosa pensano i biologi a questo riguardo? Nel dibattito cinquantennale tra abortisti e difensori della vita, questa questione è stata al centro di ogni valutazione ed ispiratrice del criterio principale grazie al quale si giudicano leggi e decisioni amministrative. E’ chiaro che se l’opinione comune dei biologi in tutto il mondo fosse che la vita inizia dal concepimento, ovvero la fertilizzazione  tra sperma e ovulo, le conseguenze sarebbero ben chiare a tutti. Consentire l’aborto significherebbe uccidere una vita umana, non eliminare una ‘protuberanza carnale’, una ‘cisti’ come la definiscono invece i promotori dell’aborto. Per coloro che si ispirano alla fede cristiana, la vita è sacra sin dal concepimento.

Filosofie, partigianerie politiche di ogni ispirazione oppongono ragionamenti opposti gli uni agli altri. L’opinione comune degli scienziati può essere un punto fermo condiviso per tutti? Ebbene, nel tentativo di ricercare una possibile ‘mediazione’ ovvero trovare una intesa comune tra abortisti e pro vita, Steven Jacobs giovane ricercatore della Università di Chicago del Dipartimento di Studi Comparativi sullo sviluppo umano, ha condotto una ricerca straordinaria i cui esiti devono essere conosciuti da tutti: per la stragrande maggioranza dei biologi del mondo, la vita umana inizia dalla unione di uno spermatozoo e un ovulo. L’Università di Chicago è una delle principali istituzioni mondiali di istruzione universitaria, dove molti Nobel e Giudici Costituzionali americani hanno insegnato e studiato. Il giovane ricercatore Steven Andrew Jacobs sin dall’estate del 2018 era stato al centro dell’attenzione nazionale ed internazionale per la ‘bozza finale’ della ricerca di dottorato su Bilanciare i diritti all’aborto e quelli del feto: Bilanciare diversi metodi di mediazione nel dibatti sull’aborto negli Usa. Continua a leggere

“Sii paziente”

 
Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date, poiché non saresti capace di convivere con esse. E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga, di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.
 
Rainer Maria Rilke (da Lettera ad un giovane poeta)

 

Appello in Belgio. I genitori: «Non staccate il respiratore a nostro figlio Maciej»

I medici del Sint-Jan, a Bruges, vogliono disattivare i supporti vitali al bimbo di 6 anni giovedì: ha un danno cerebrale. Il padre e la madre si oppongono. Steadfast Onlus: «Violazione dei diritti»
 
(Avvenire, sabato 16 novembre 2019)
 
Lotta disperata di due genitori in Belgio per impedire che a loro figlio, un bambino di sei anni, Maciej, siano staccate le macchine salvavita. A riferirlo è Steadfast Onlus (la stessa che si è occupata dei casi Alfie Evans, Charlie Gard e altri). La storia – che per certi versi richiama i due tragici eventi che negli scorsi anni hanno diviso la Gran Bretagna mettendo contro la giustiza e le famiglie dei due giovanissimi pazienti – inizia nel novembre 2013, quando il piccolo, allora un bebè, si sente male, sviluppando una forte febbre.
I responsabili sanitari dell’ospedale Sint-Jan, a Bruges, nelle Fiandre, dove il piccolo viene ricoverato, dicono ai genitori che non c’è più niente da fare: gli organi di Maciej hanno smesso di funzionare e il bambino non è più in grado di respirare da solo. I medici decidono di interrompere il supporto vitale, con la disperazione dei genitori, poi il miracolo: gli organi di Maciej riprendono a funzionare e lui torna a respirare da solo, tanto che la famiglia può riportarselo a casa. Il bambino soffre di cardiomiopatia (una grave forma di insufficienza cardiaca), ed è stato catalogato come disabile.
Il dramma purtroppo si è riproposto lo scorso 3 novembre, quando Maciej ha nuovamente sviluppato una violenta febbre. Quando la famiglia raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale, lo stesso medico che sei anni fa aveva detto loro di dire addio a Maciej, ripete che non si può fare niente. In un primo tempo anzi rifiuta di portare il bambino in terapia intensiva, sostiene la coppia, poi, di fronte alla richiesta del padre di mettere per iscritto la decisione, cambia idea. Maciej viene rianimato per un’ora e mezzo, quindi i medici annunciano ai suoi genitori che il suo cervello è gravemente danneggiato.
Nessun documento, tuttavia, a detta dei genitori che sono stati contattati da Steadfast, viene fornito per certificare il danno cerebrale. La coppia racconta che al bambino è stato praticato un test di apnea, per verificare se fosse in grado di respirare da solo, una prima volta per quindici minuti, poi per dieci. I sanitari stabiliscono che Maciej non è più in grado di respirare autonomamente e annunciano che giovedì prossimo, il 21 novembre, saranno staccate la macchine salvavita. Continua a leggere

I Santi… sono quelli che fanno passare la luce

Un insegnante elementare portò la sua classe di terza a visitare la splendida chiesa di S. Domenico a Perugia. Percorsero la navata centrale e si fermarono ad ammirare il finestrone gotico dell’abside, con i vetri policromi (nella foto sotto), uno dei più grandi del mondo, insieme a quello del Duomo di Milano. La luce del sole di quella bella mattinata primaverile veniva gradualmente filtrata dai vetri dipinti del mosaico e i bambini guardavano col naso all’insù quell’imponente vetrata bifore di santi apostoli, profeti ed evangelisti fatte di luci ed ombre intense e sfumate, in un gioco di colori e di rimandi spettacolari.
L’insegnante chiese agli studenti: Chi sono quei santi lassù? Ed uno di loro rispose: Sono quelli che fanno passare la luce! L’insegnante rimase di stucco. Voleva sapere soltanto il nome dei santi, mentre il bambino ne aveva dato una perfetta definizione. I santi sono effettivamente coloro che fanno passare la luce di Cristo! Non hanno luce in se stessi, ma si lasciano filtrare totalmente dal Sole di Giustizia e per questo possono a loro volta illuminare il mondo. Sono pieni di luce perché vuoti di se stessi e dunque capaci di trasfigurarsi in quella medesima luce.
 

(fonte: facebook)

 

Scienza e tecnologia abbiano un’«anima»

Nel secondo dopoguerra, mentre il progresso tecnologico iniziava quella formidabile accelerazione che, in meno di venticinque anni, avrebbe catapultato l’uomo dall’aereo a elica allo sbarco sulla Luna, si andò affermando soprattutto negli Stati Uniti un nuovo filone della letteratura di fantascienza. Al centro dell’azione di autori come Isaac Asimov o Ray Bradbury non c’erano più straordinarie avventure interstellari o invasioni aliene, ma una società alle prese con gli stravolgimenti spesso sconvolgenti prodotti da un progresso pronto in ogni momento a sfuggire di mano all’uomo. Con sullo sfondo interrogativi di senso quali la responsabilità degli scienziati, i limiti della ricerca, gli effetti di una tecnologia fine a se stessa.

Quanta straordinaria attualità ci sia in domande lo vediamo molto bene oggi, in cui le speranze continuamente alimentate da scoperte scientifiche sempre nuove si devono misurare con rischi sempre crescenti. Perché, per dirla con le parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti al seminario “Il bene comune nell’era digitale”, «un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un’etica fondata su una visione del bene comune, un’etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione con gli altri e con il creato». Infatti, «l’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica», mentre al contrario «un paradigma dominante – il “paradigma tecnocratico” –, che promette un progresso incontrollato e illimitato, si imporrà e forse, persino, eliminerà altri fattori di sviluppo con enormi pericoli per l’umanità intera». Continua a leggere

TASSE E POLITICA/ Detrazioni, il vero strumento per combattere l’evasione

Agenzia delle Entrate

Si sta parlando molto di strumenti per contrastare l’evasione fiscale. Che è particolarmente presente nei servizi alle famiglie.

Niente di nuovo si dirà. Il varo della Legge di stabilità viene sempre accompagnato dai buoni propositi di contrastare l’evasione fiscale. Qualche risultato è stato pure ottenuto, ma le scelte in materia sono state spesso contraddittorie: condoni che vanno e vengono, limiti all’uso dei contanti che sono cambiati otto volte in 15 anni, tasse ridotte o aumentate a seconda del fabbisogno dei conti pubblici, agevolazioni alla produzione che subiscono continui stop and go generando una perenne incertezza nei comportamenti dei produttori e dei cittadini. Tutte cose che non fanno bene alla nostra economia.

Con la Legge di stabilità in gestazione si preannunciano nuovi cambiamenti. Nuovi limiti per l’uso del contante nei pagamenti, eventualmente compensati da incentivi per l’uso delle carte elettroniche, un’implementazione di ulteriori 500 euro annui per gli attuali 80 euro del bonus introdotto dal Governo Renzi per i salari medio bassi, no al previsto aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. “Un patto con i cittadini onesti”, si azzarda ad affermare il Presidente Conte, con il proposito di addolcire gli effetti della nuova manovra… ma sarà così?

Disincentivare l’uso del contante per contrastare l’evasione fa parte dei buoni propositi, ma per le caratteristiche della evasione/elusione degli obblighi fiscali è tutt’altro che risolutivo. Non ha alcun effetto sulle transazioni più consistenti, dove impera l’elusione delle norme da parte delle imprese contrastabile con controlli più severi. Nel sistema delle piccole imprese e dei servizi sta producendo un buon impatto l’estensione della fattura elettronica, che può essere ulteriormente incrementata per i settori esenti. Mentre una grande esposizione nel rapporto tra uso del contante ed evasione fiscale viene riscontrata nei servizi alle famiglie e della ristorazione. Continua a leggere

Buone notizie dall’Emilia Romagna: in aumento i medici obiettori

Buone notizie dal fronte pro life: un recente rapporto della Regione, relativo al 2018, ha evidenziato che, in Emilia-Romagna, negli ultimi due anni, è aumentato il numero di medici obiettori.  Parliamo di una percentuale che riguarda, oggi, il 55,5% degli ostetrici-ginecologi che, nel 2017, corrispondeva al 50,5% e nel 2016 al 49,8%. Solo a Bologna, negli ospedali dell’Ausl, i ginecologi obiettori sono il 47%, rispetto al 42,9% del 2017. In particolare, al Sant’Orsola, la percentuale dei medici obiettori si attesterebbe intorno al 69% (era addirittura all’80,6% nel 2017). Su scala nazionale, invece, l’obiezione di coscienza riguarda ben il 68,4% tra i medici e del 45,6% tra gli anestesisti.

Ma un fenomeno forse ancora più eclatante, segnalato sempre dal rapporto della Regione, è la drastica diminuzione delle interruzioni di gravidanza, circa 6.874 nel 2018, il numero più basso dal 1980, con una diminuzione del 4% rispetto al 2017. Anche a Bologna il numero è in diminuzione: 1.596 nel 2018 contro le 1.658 del 2017 e le 1.811 del 2016.

Un calo che riguarda sia le donne con cittadinanza italiana, sia le donne residenti in regione con cittadinanza straniera. In totale, il tasso di aborti su base regionale è passato dal 10.4% del 2004, al 6.7% del 2018. Insomma, dati che fanno ben sperare e su cui crediamo che l’attività delle associazioni pro life, talvolta presenti anche nei consultori, possa aver inciso e continui ad incidere, perché un risveglio delle coscienze su un tema così drammatico e delicato come l’aborto, spesso usato come becero strumento di propaganda psuedofemminista, oggi più che mai risulta necessario. Continua a leggere

La Corte Costituzionale. «Fecondazione eterologa solo per coppie di sesso diverso»

Foto Ansa

Respinto il ricorso di due donne unite civilmente che chiedevano un figlio in provetta con il seme di un “donatore”. Confermata la legge 40 dove limita la pratica a coppie formate da donna e uomo
 
di Marcello Palmieri

(Avvenire 23 ottobre 2019)
 
Il divieto di accedere alla procreazione medicalmente assistita, imposto dalla legge 40 nei confronti delle coppie formate da persone dello stesso sesso, è del tutto legittimo. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza 221, depositata oggi, che ha sancito la non fondatezza della questione postagli dal tribunale di Pordenone.

La Corte premette che la procreazione medicalmente assistita “solleva delicate questioni di ordine etico e morale”, e ricorda che – proprio per questo – la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto sul tema “un ampio margine di apprezzamento” da parte dei singoli Stati. Non solo. Osservano i giudici costituzionali che, in passato, tutte le pronunce della Corte sulla legge 40 “si sono mosse nella logica del rispetto della finalità (latu sensu) terapeutica assegnata dal legislatore alla Pma, senza contestare nella sua globalità – in punto di compatibilità con la Costituzione – l’altra scelta legislativa di fondo: quella, cioè, di riprodurre il modello della famiglia caratterizzata dalla presenza di una figura materna e di una figura paterna”. Continua a leggere

Silenzio, cuori e parole: così l’effimero (forse) diventa eterno

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A proposito del secondo workshop internazionale “Il giornalismo che verrà” organizzato da “Sicilian Post” e Fondazione Dse

(di Joshua Nicolosi  – Il Sussidiario, 13.10.19)

Può un istante divenire permanente? Può il tempo, in qualche misura, essere imbrigliato e reso testimone, nella sua circostanzialità, dell’eterno mutare delle cose? Dilemmi affascinanti ed ancestrali, che, a ben pensarci, stanno alla base di ogni riflessione artistica, sia essa visiva o scritturale. Quesiti che investono le fondamenta stesse delle nostre comunità, il loro modo di approcciarsi alla realtà e di rappresentarla nel suo inarrestabile cangiamento. E proprio su questo crinale il mondo del giornalismo è stato costretto ad interrogarsi: perché nell’era dei tweet che pungono ed evaporano in un battito di ciglia, delle notizie in tempo reale che schizzano in cima ai trend mondiali e si eclissano all’attenzione del grande pubblico nel giro di pochissimi minuti, che speranza di incisione, di lasciare una traccia indelebile, può avere un contenuto giornalistico? Si può rendere profondo e duraturo un concetto che sempre più si configura come effimero?

Sì, è possibile. Ma per farlo, è necessario seguire un’altra strada, battere orizzonti poco praticati, imparare a guardare più in là della superficie. Di questo affascinante tema si è dibattuto recentemente all’Università di Catania, in occasione dell’incontro “Letteratura, fotografia e giornalismo” facente parte dei lavori del secondo workshop internazionale “Il giornalismo che verrà” organizzato dal giornale Sicilian Post e dalla Fondazione Domenico Sanfilippo editore, all’interno del quale tre relatori diametralmente diversi tra loro hanno tentato di dare risposte in merito.

In questo singolare ménage, dunque, la scrittrice e giornalista Silvana Grasso, la vincitrice del Premio Campiello Giovani 2015 Eva Luna Mascolino e il maestro di fotografia conosciuto in tutto il mondo Giovanni Chiaramonte, introdotti e sollecitati dal presidente del comitato scientifico della Fondazione Dse Giuseppe Di Fazio, hanno espresso i loro pareri su come l’incontro tra arte e scrittura giornalistica possa essere la chiave per addentrarsi nel mistero della realtà e dei fatti che vi accadono. Continua a leggere

L’utero artificiale sarà realtà entro cinque anni. L’UE stanzia 2,9 milioni di euro per un prototipo olandese

Entro cinque anni gli scienziati dell’Università Tecnologica di Eindhoven (Paesi Bassi) metteranno a punto un prototipo funzionante di utero artificiale, una super incubatrice che, secondo quanto scrive il Guardian dovrebbe offrire risultati rivoluzionari per i bimbi nati prematuri, anche prima della 22esima settimana (ovvero 5 mesi e mezzo). I ricercatori hanno ricevuto 2,9 milioni di […]
 
di Enrica Perucchietti
 
Entro cinque anni gli scienziati dell’Università Tecnologica di Eindhoven (Paesi Bassi) metteranno a punto un prototipo funzionante di utero artificiale, una super incubatrice che, secondo quanto scrive il Guardian dovrebbe offrire risultati rivoluzionari per i bimbi nati prematuri, anche prima della 22esima settimana (ovvero 5 mesi e mezzo).

I ricercatori hanno ricevuto 2,9 milioni di euro dalla UE per preparare il macchinario. Il finanziamento proviene dal programma UE Horizon 2020. A differenza delle incubatrici attuali, il prototipo avvolgerà il bambino nel liquido e gli fornirà ossigeno e nutrimento tramite una placenta artificiale che sarà collegata al loro cordone ombelicale, ricreando l’esperienza di essere nel ventre materno, battito del cuore incluso.

Prima di applaudire una simile notizia, dovremmo però scavare più a fondo in queste ricerche che vanno avanti da decenni e che hanno una visione di riferimento non solo progressista ma anche post-umana, con “profeti” transumanisti che ne hanno spianato la strada.

Il punto di arrivo non è creare uteri artificiali per salvare i bimbi nati prematuri, ma far nascere le prossime generazioni tramite l’ectogenesi, scollando di fatto la riproduzione e la nascita dal ventre materno.

Come vedremo, ci sono filosofi, saggisti, bioeticisti e persino femministe che ne hanno incentivato e ne plaudono  la ricerca, come già spiegavo in Utero in affitto (rEvoluzione Edizioni) e in Cyberuomo (Arianna Editrice).

Cover del libro Dietro le quinte di Perucchietti, Bizzocchi, Pamio (Uno Editori), in uscita a novembre.

Peraltro, fino a circa un anno fa, chi parlava di questa tematica veniva tacciato di diffondere “fake news” e di vaneggiare: veniva cioè additato come un “complottista” visionario, modalità che serve per screditare e silenziare sul nascere le ricerche scomode, come spiega Andrea Bizzocchi in questo recente articolo (leggi l’articolo).

Ed è proprio con Bizzocchi e con Marcello Pamio che abbiamo approfondito questa delicata tematica in Dietro le quinte, in uscita a novembre per Uno editori.

Per approfondire i retroscena sull’ectogenesi, partiamo dalle parole di un personaggio che non può certo essere bollato come un “complottista”, ossia l’economista e banchiere francese Jacques Attali, di cui ho già ampiamente trattato in Cyberuomo (leggi il mio articolo: Il “mondo nuovo” sognato da Jacques Attali). Attali, che contribuì a scrivere il Trattato di Maastricht, è un lobbista che ha rilasciato negli anni interventi a dir poco inquietanti in linea con la sua fervida produzione saggistica (si pensi a Breve storia del futuro del 2006). Continua a leggere